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COSENZA – LA sconfitta delle amministrative a Cosenza è stata di quelle difficili da digerire. Lo è ancora di più se si considera, come sostiene l’ex candidato sindaco del Pd nonché consigliere regionale Carlo Guccione, che la posta in gioco era “altra” rispetto alla conquista di Palazzo dei Bruzi. (LEGGI LE PRIME DICHIARAZIONI DOPO LA SCONFITTA DA PARTE DI GUCCIONE)

Guccione, perdere va bene, ma con queste cifre… Cosa è successo a Cosenza?

«Guardi un dato è chiaro. Cinque anni fa le contraddizioni del Pd hanno permesso a Occhiuto di vincere. A distanza di 5 anni si è ripetuta la stessa cosa».

Si riferisce alle lotte intestine fra correnti?

«Anche. Il Pd non ha mai fatto opposizione vera ad Occhiuto, anzi, se vogliamo essere onesti fino in fondo, Occhiuto è riuscito a diventare presidente della Provincia con il contributo “fraterno” di pezzi istituzionali del Pd. Questa è storia incontrovertibile».

E lei in questa situazione perché ci si è infilato? Nella fase pre-elettorale pare che il Pd si sia divertito a sbagliarle tutte…

«La fase pre-elettorale ha un iter lungo. Devo dare atto a Ernesto Magorno che fu il primo a proporre una mia possibile candidatura a sindaco nel settembre 2015. Per il segretario regionale ero l’unico in grado di poter competere e costruire uno schieramento politico ampio. Essendo poi stato estromesso dalla giunta per l’avviso di garanzia legato a Rimborsopoli e per altre considerazioni politiche, Magorno insistette molto. Ci vedemmo a Palazzo Chigi anche con Guerini, Lotti e altri parlamentari calabresi. In quell’occasione il segretario regionale mi disse che anche Oliverio era d’accordo sulla mia candidatura. Si decise anche di commissariare i circoli cosentini del Pd con l’onorevole Ferdinando Aiello, visto che non c’era il segretario cittadino a Cosenza, proprio allo scopo di agevolare questo percorso».

E poi cosa è successo?

«Quello che sappiamo. grandi polemiche e Aiello che decide di rinunciare all’incarico»

Perché?

«Settori del Pd non volevano la mia candidatura per il solito gioco delle correnti. Qualcuno aveva paura di un cambio degli equilibri interni nel partito. Magari con riferimento agli assetti per la Camera dei Deputati. E’ poi spuntata l’ipotesi del manager Lucio Presta che ha sempre detto che è stato il Pd a chiedere di potersi alleare con lui e non viceversa».

Ma perché avete perso in così malo modo?

«Le elezioni le abbiamo perse con la sfiducia in febbraio ad Occhiuto perché qualche minuto dopo la firma che ha portato allo scioglimento del consiglio, la coalizione si era già divisa sul candidato sindaco. C’era Paolini che legittimamente aspirava ad essere candidato, sullo sfondo c’era la candidatura di Presta. Non aver fatto le primarie è stata la ciliegina sulla torta. Così siamo arrivati a quattro giorni dalla presentazione delle liste senza un candidato sindaco e senza nemmeno le liste. Il tutto mentre Occhiuto lavorava da mesi alle liste aggregando anche pezzi del centrosinistra e utilizzando, illegittimamente, la Provincia per rafforzare il suo progetto politico».

In che senso non avevate nemmeno le liste?

«Io dopo il ritiro di Presta non ne ho trovato nemmeno una. Il Pd aveva solo 14 candidati. Non c’era nemmeno un programma politico e amministrativo».

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