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DISTRUGGE dentro vedere questa foto di Cocò, ai piedi di un albero di Natale, sorridente. Aveva 1 anno? O forse 2? O tre addirittura? Ride questo bambino che dovremmo tutti portare dentro la nostra anima e il nostro cuore per sempre. Ad imperitura memoria di cosa possa essere il male che cresciamo dentro di noi da tempo, da tanto, troppo tempo. Invece ce ne scorderemo; invece tra un po’ questo bimbo che ride aspettando il Natale e che poi è finito ammazzato con un colpo di pistola in testa e poi bruciato finirà nell’elenco delle statistiche. 

 Stanno scrivendo in tanti in questi giorni su quello che è avvenuto a Cassano (SCOPRI I CONTENUTI SULLA STRAGE), grandi scrittori italiani compreso Mimmo Gangemi e Claudio Magris hanno provato a restituire un senso di profondità a questo burrone nel quale siamo precipitati. Ma il più spetta noi, a noi calabresi. Mettiamo questa foto di Cocò nelle nostre case, nei nostri uffici, nei luoghi di lavoro, nelle chiese, dovunque. E a chi ci chiede chi sia raccontiamo la sua storia e la storia di cosa sia la ’ndrangheta dalle nostre parti.

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