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COSENZA – Fumata nera per la nomina del nuovo collegio dei revisori di Palazzo dei Bruzi. Il voto nel Consiglio Comunale di oggi, il primo dall’inizio del lockdown, si è concluso con 13 voti per Antonino Daffinà, l’ex commissario dell’Aterp di Vibo proposto dal sindaco Mario Occhiuto, e 15 per Vincenzo Pecora, uno dei tre revisori sorteggiati dalla prefettura. Nessuno dei candidati ha ottenuto il quorum necessario, 17 voti, pari alla maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio. I margini, per raggiungere il quorum, in realtà c’erano, almeno per uno dei due candidati: la votazione si è chiusa anche con una scheda nulla, un voto per Filomena Gialdini (altro membro del collegio) e un altro per D’Ippolito. Un risultato non inaspettato, perché le turbolenze all’interno della maggioranza si erano fatte sentire già alla vigilia.

L’ANTEFATTO. A fine anno sono state modificate le norme che regolano la nomina del collegio dei revisori nei Comuni. Il legislatore ha previsto la possibilità per i Comuni di scegliere un proprio componente, all’interno dell’albo regionale, con funzione di presidente. La scelta degli altri due membri, invece, resta affidata al sorteggio delle prefetture. A Cosenza, però, è successo che la prefettura a fine anno – e cinque giorni dopo l’entrata in vigore della nuova norma – ha sorteggiato l’intera triade. Si è posto così il dilemma: confermare i nomi estratti o esercitare l’opzione prevista ora dalla legge? Il ministero in un parere ha detto a Palazzo dei Bruzi che sarebbe opportuno confermare la triade, per non ledere l’aspettativa del terzo sorteggiato, ma ha comunque lasciato libertà di scelta all’ente. Sei consiglieri di maggioranza alla vigilia del voto hanno detto che non avrebbero valutato altra opzione se non la conferma dei nomi usciti dalla prefettura: si tratta di Annalisa Apicella, Giuseppe d’Ippolito, Gisberto Spadafora, Sergio del Giudice, Francesco Spadafora e Davide Bruno. In Consiglio si è aggiunto anche Carmelo Salerno.

«Solo così garantiamo la terzietà e l’indipendenza dell’organo di controllo contabile dell’ente» hanno detto. Il resto – più o meno – della coalizione ha fatto invece fronte comune con il sindaco, che ha proposto come presidente Antonino Daffinà, già candidato alle ultime regionali con Forza Italia. Un nome che qualche mugugno lo ha determinato, sia per l’appartenenza politica dichiarata del candidato sia per la recente condanna della Corte dei Conti che ha imposto a Daffinà un risarcimento di 511mila in favore dell’Aterp Calabria.

IL SINDACO. «Non ho nulla contro i revisori sorteggiati dalla prefettura. L’Anci però ha sempre rivendicato la presenza nel collegio di un rappresentante dei Comuni e ho personalmente riscontrato negli anni che l’organo può essere soggetto a pressioni esterne – ha detto Occhiuto in aula – Ogni consigliere può decidere liberamente. Io ritengo la nuova norma giusta e rivendico questa facoltà di scelta per l’amministrazione: si offre così anche l’opportunità di una interlocuzione maggiore con il collegio, che in passato non sempre c’è stata».

IN AULA. Le procedure di voto hanno richiesto quasi tre ore. Il Consiglio comunale di ieri infatti si è svolto in modalità mista: parte dei consiglieri era in aula – con guanti, mascherine e igienizzante mani – mentre altri hanno partecipato ai lavori via Skype. Al momento del voto è stato predisposto un seggio volante per chi era a casa. L’urna ha raggiunto a casa i consiglieri, scortata dal segretario Alfonso Rende, dai consiglieri Vincenzo Granata e Vincenzo D’Ippolito e da due vigili urbani. Si torna in aula ora il 28 aprile.

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