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Un panorama di Cleto (Cosenza)

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COSENZA – Al neo governatore Roberto Occhiuto piacciono i castelli medievali. Soprattutto quelli calabresi, a suo avviso, non sfruttati in modo adeguato da un punto di vista dell’attrazione turistica, al contrario del valore attrattivo che assumono in altre regioni italiane.

Come esempio, Occhiuto cita Cleto, paese di 1400 anime, del basso Tirreno cosentino, che sul suo territorio “ne ha ben due di bellissimi castelli”, uno dei quali, quello che domina il centro storico di Savuto (borgo che prende il nome dal fiume sottostante) ben visibile dall’autostrada, proprio all’altezza dello svincolo di San Mango d’Aquino (Catanzaro). L’altro stupendo maniero, invece, svetta sull’antico borgo di Petramala, oggi, Cleto.

Il governatore promette che la Regione si impegnerà per valorizzare i castelli calabresi ed i suggestivi borghi che vi stanno attorno, vere e proprie “perle” inesplorate.

“In Calabria – sostiene Roberto Occhiuto – abbiamo cultura, natura, bellezze paesaggistiche, giacimenti culturali di inestimabile valore. Se vogliamo rilanciare il turismo nella nostra Regione è chiaro che il futuro governo dovrà lavorare per valorizzare al massimo queste ricchezze. Dobbiamo esaltare il brand Calabria e fare in modo di attrarre sempre più visitatori e investimenti. La Calabria ha anche tanti castelli, non sfruttati in modo adeguato negli scorsi anni. Occorre, dunque, una strategia per farli rivivere e per farli diventare eccellenze da promuovere in Italia e nel mondo. In altre Regioni i castelli diventano grandi attrattori turistici per piccoli borghi e per interi territori: prendiamo esempio dalle esperienze di qualità che possiamo trovare in giro per il nostro Paese”.

“A Cleto, in provincia di Cosenza, per esempio, ce ne sono ben due. Cercheremo, questo il nostro intendimento – puntualizza il governatore – di utilizzare una parte delle risorse che ci mette a disposizione il Piano nazionale di ripresa e resilienza per restaurare questi castelli e per potenziare i collegamenti infrastrutturali necessari a renderli realmente fruibili”.

“Le potenzialità non mancano – conclude Occhiuto – adesso serve una strategia regionale per riscoprire e raccontare all’esterno le nostre bellezze e le nostre specificità”.

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