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Mario Oliverio

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SAN GIOVANNI IN FIORE (COSENZA) – Ha deposto la scheda nell’urna senza esprimere un voto a favore di uno dei due candidati in lizza per la carica di sindaco di San Giovanni in Fiore l’ex presidente della Regione, Mario Oliverio. La scelta era fra Rosaria Succurro, candidata del centrodestra senza la Lega, e Antonio Barile, sostenuto dalla lista “Barile sindaco”. Ma quella di Oliverio non è stata una scelta qualunque, dal momento che l’ex presidente della Regione ha fortemente criticato il suo partito di appartenenza: il Pd. Una analisi partita dalla situazione di San Giovanni in Fiore, ma che ha allargato a tutta la Calabria.

«Confesso che aprire la scheda e non trovare i simboli del proprio campo di appartenenza – ha affermato – è stato triste ed un sentimento di profonda amarezza ha pervaso il mio animo. Un grande patrimonio politico, democratico ed umano, di lotte e di impegno civile, è stato mortificato da una gestione e da un approccio buracratico, arrogante e dissennato, distante dalla propria comunità politica e dal popolo. La nostra storia, la storia della sinistra e delle forze democratiche, anche a San Giovanni in Fiore, è segnata da vittorie e da sconfitte».

Secondo l’ex governatore, «quella di oggi però è molto ma molto di più di una sconfitta: essa è il risultato di una miope linea autodistruttiva che, in nome di un falso rinnovamento, sta producendo macerie e danni incalcolabili ed assurde lacerazioni nel corpo sociale e nella vita di molte comunità calabresi. Confesso ancora che ho chiuso la scheda e per la prima volta non ho utilizzato la matita per apporre un contrassegno su alcuno dei due candidati a sindaco. Per chi come me ha vissuto una vita nella trincea delle lotte democratiche e del riscatto civile, quella di oggi non è stata una bella giornata. Considerazioni amare ma sincere».

Davanti a queste critiche, Oliverio non molla: «Nessun sentimento di resa – assicura – ma anzi consapevole e responsabile determinazione a spendere tutte le proprie energie per bloccare questa forsennata aspirale distruttiva e mettere a frutto un grande patrimonio democratico che nessuno ha il diritto di disperdere. Un patrimonio necessario per il riscatto di San Giovanni in Fiore come dell’intera Calabria».

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