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Mario Oliverio

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COSENZA – «Non mi sono sentito abbandonato, sono stato abbandonato». A pochi giorni di distanza dal proscioglimento con formula piena (LEGGI) nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro “Lande Desolate”, Mario Oliverio chiama in causa il Partito democratico in tutte le sue espressioni e si dice pronto a lavorare in vista delle prossime elezioni regionali.

L’ex presidente della Regione Calabria, che era accusato di abuso d’ufficio e corruzione, ha rilasciato un’intervista al TgR Calabria nella quale ha analizzato il rapporto con il partito: «Mi sono sentito solo, però ho avuto e sentito la vicinanza, l’affetto e la stima di tantissimi cittadini che anche in quel momento difficile avevano capito che si stava consumando un’ingiusta nei miei confronti».

Critiche anche rispetto all’apertura di Nicola Oddati, coordinatore della segreteria nazionale del Pd, che ha auspicato un sostegno di Oliverio alle prossime regionali: «Io non sento e non vedo Oddati e altri dirigenti nazionali del Pd dal dicembre 2019 – ha affermato – nemmeno in questa circostanza li ho visti attraverso una telefonata o un messaggio. Sono scomparsi».

In vista delle prossime elezioni regionali, aggiunto Oliverio ha aggiunto: «Lavorerò per mettere in campo un progetto riformista, per unire le forze della sinistra, le forze di progresso, le forze riformatrici di questa regione, per contrastare la deriva populista e giustizialista».

Respinta l’ipotesi di una candidatura dell’ex pm e attuale sindaco di Napoli Luigi de Magistris: «Non vedo perché De Magistris dovrebbe essere catapultato in Calabria. Credo – ha detto Oliverio – che in questa terra la logica coloniale non deve avere più spazio».

Infine, il passaggio sull’inchiesta e sul rapporto con gli elettori: «Pensavo ai tanti calabresi che mi avevano dato fiducia e potevano sentirsi traditi dal loro presidente, ai tanti calabresi che potevano vedere in me una persona non onesta, e questo mi ha tormentato profondamente».

Oliverio ha, quindi, sostenuto che l’inchiesta a suo carico ha sostanzialmente determinato la sua mancata ricandidatura alle regionali del gennaio 2020: «Lo dicono osservatori politici ma anche i fatti, perché i fatti sono andati nella direzione di un’utilizzazione della vicenda giudiziaria per condizionare il corso delle cose, della politica e anche della storia in questa regione».

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