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Cumuli di rifiuti

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COSENZA – La visione strategica della presidente della giunta regionale, Jole Santelli, sui rifiuti è chiarissima. Da un lato chiudere le discariche esistenti e avviare processi virtuosi di riuso, dall’altro affrancare la Calabria dal monopolio dei privati.

Il problema è che la Santelli non possiede la bacchetta magica e la situazione emergenziale in Calabria è ormai cronica per la mancata realizzazione negli anni di impianti pubblici.

In proposito quanto sta succedendo a Cosenza è emblematico. In provincia i rifiuti dopo giorni di stop sono stati nuovamente raccolti grazie all’intervento della stessa Regione che metterà i soldini fino a fine agosto. Il problema è capire cosa succederà dopo. I contratti di servizio sono scaduti lo scorso 30 giugno e i comuni, su direttiva regionale, hanno tempo fino a fine luglio per rinnovarli.

Non a caso parliamo di Comuni perchè l’Ato di Cosenza finora in questa vicenda, con tutte le attenuanti del caso legate all’assenza di risorse umane ed economiche, è stata forza assente. Non lo diciamo noi, ma la stessa Regione tramite il dirigente dei Lavori Pubblici Domenico Pallaria che in una disposizione urgente inviata lo scorso 8 luglio a tutti i sindaci dei comuni dell’Ato cosentino scrive testualmente che visto “lo stallo nella governance dell’Ato e il disordine amministrativo”, dispone alla CalabraMaceri di riattivare il servizio di trattamento dei rifiuti urbani; ai singoli comuni di procedere entro 15 giorni alla stipula dei contratti di servizio e relega, di fatto, l’Ato al ruolo di vigile urbano nei conferimenti dei singoli comuni, disciplinare cioè i tempi e le quantità di conferimento.

La stessa CalabraMaceri in questi giorni ha preso in mano l’iniziativa scavalcando completamente la comunità d’ambito. La società privata sta inviando direttamente ai comuni la sua proposta contrattuale valida dal 20/07/2020 al 31/12/2020, bypassando di fatto l’Ato al quale quella stessa proposta è stata inviata solo per conoscenza. Come fosse un organo consultivo e non quello che deve gestire il settore. Curiosamente nella proposta contrattuale la CalabraMaceri utilizza le stesse parole del dirigente Pallaria “lo stallo nella governance e il disordine amministrativo dell’ATO Cosenza, non ha consentito ad oggi la stipula dei necessari contratti per il servizio oggetto del presente contratto e ha causato l’interruzione della di trattamento dei rifiuti urbani”.

Non c’è problema, però, dice la società perchè “la L.R. n. 14\2014 prescrive espressamente che laddove non sia stata svolta la procedura di affidamento in forma unitaria da parte dell’ATO o dell’ARO di appartenenza, i Comuni possono procedere ad un nuovo affidamento con durata fino all’affidamento unitario del servizio”.
Il problema sono i costi che non sono proprio leggeri. Per quanto riguarda l’indifferenziato siamo a 195,10 euro oltre Iva; per l’organico invece siamo a 124,10 euro oltre Iva. Considerate le tonnellate prodotte dalla provincia di Cosenza il costo totale del contratto per questi sei mesi scarsi è oltre IVA: 1.484.263,74 euro.

Naturalmente CalabraMaceri, che avanza parecchi quattrini, vuole le sue garanzie. La prima è che chiede un’anticipazione del 30% ( 445.279,12 euro), la seconda è il Comune dovrà individuare un Responsabile del Procedimento, adottare un provvedimento amministrativo di affidamento diretto (con acquisizione di un CIG), contenente l’impegno di spesa e l’approvazione dello schema di contratto.

Insomma più che affrancare la Calabria dai privati siamo ai privati che dettano le regole visto l’immobilismo dell’Ato.

A margine, ma non troppo segnaliamo che l’Ato lo scorso 7 febbraio, cioè cinque mesi fa, aveva deliberato lo schema dei nuovi contratti da stipulare con i gestori degli impianti per il 2020. Le cifre erano leggermente diverse. 79,86 euro a tonnellata oltre Iva per l’indifferenziato e 88 euro oltre iva a tonnellata per l’organico. A distanza di cinque mesi, quindi, i prezzi sono di fatto raddoppiati. Perchè? Ancora una volta per la cronica carenza di impianti che potrebbe costringere a portare fuori regione i rifiuti per il trattamento. Inevitabilmente in questo modo il costo aumenta. Siamo costretti, così, a scomodare il principe Antonio De Curtis: e io pago!

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