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RAFFAELE Perrelli non si dice deluso del risultato elettorale. «Non credo sia la parola adatta, anche perché qui le aspettative personali c’entrano poco. Sono stato il primo candidato rettore proveniente dall’area umanistica, nella storia dell’Unical, e ho preso 340 voti. Quindi no, deluso proprio no» dice il latinista in una lunga intervista al Quotidiano del Sud, apparsa nell’edizione odierna e della quale qui pubblichiamo alcuni stralci.

Non è deluso, ma immagino si aspettasse un altro risultato.

«Certo. Ma la storia di questa campagna elettorale è molto lunga».

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Uno dei passaggi chiave di questa lunga campagna elettorale è probabilmente la candidatura di Luigi Palopoli. Se l’aspettava?

«Sì, mi aspettavo che l’area del Dimes (Dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica, nda) esprimesse un candidato, perché si trattava di un dipartimento che in questi anni ha avuto una doppia anima. Da un lato quella polemica e d’opposizione di Sergio Greco, dall’altro quella filogovernativa di Domenico Saccà, che è stato una figura chiave per Crisci. Gli ha consentito di mantenere in piedi il suo rettorato e in campagna elettorale – pur da una posizione super partes quale dovrebbe essere quella del decano – è stato determinante nell’orientare voti verso altri candidati. Da questo conflitto era inevitabile che uscisse un candidato. All’inizio era stato fatto il nome di Sergio Greco, poi ha finito per prevalere una candidatura di mediazione come quella di Luigi Palopoli».

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Secondo lei perché?

«Guardi, ci sono dei dipartimenti che sono naturalmente pronti sia a stare al governo che a stare all’opposizione, come il nostro, perché non hanno interessi economici da difendere: la nostra è una ricerca light, che non richiede grandi finanziamenti. Altri dipartimenti, come il Dimes o Fisica, drenano molte risorse e sono naturalmente governativi. La soluzione per loro, dopo i conflitti di questi anni, non poteva che essere un candidato al tempo stesso d’opposizione e di governo».

Dopo il primo turno tanto lei quanto Leone avete proposto un accordo a Palopoli. Il suo cosa prevedeva?

«Gli ho offerto la possibilità di riscrivere il programma insieme e di fare il rettore».

Si sarebbe ritirato lei?

«Sì. Garantendo però pari dignità alle due aree che con noi entravano nell’accordo. Palopoli aveva accettato, riservandosi però di parlare con il suo tavolo elettorale. Mi ha poi comunicato che i suoi sostenitori ritenevano impraticabile quella soluzione».

Perché?

«Palopoli ha mantenuto il suo impegno a restare neutrale. Per il resto posso avanzare solo ipotesi. L’elettorato di Palopoli era costituito soprattutto da docenti del Dimes e di Fisica, che si sono spostati, in modo compatto, su Leone. Ai due dipartimenti fanno riferimento due grossi poli di ricerca iperfinanziati dell’ateneo. Mi riferisco a Ict-Sud, che fa capo a Saccà, e Star, la sorgente a raggi X che oggi per l’ateneo rappresenta una scommessa enorme. È una macchina complessa, ha richiesto già molti milioni di euro e non è ancora partita, ha bisogno di un mercato di riferimento che ancora non ha. Ci sono vari motivi per cui questo mondo della ricerca iperfinanziata può aver deciso di convergere su Leone: la comune filiera disciplinare, l’idea che fosse il candidato migliore o la convinzione che con lui alcuni progetti sarebbero stati più garantiti. Ma non mi fraintenda: non c’è nessuna illazione nei confronti di Leone, che è una persona prudente e perbene e non ritengo che egli si muoverà mai al di fuori delle cornici di legittimità».

C’è chi dice che a penalizzarla sarebbe stato il suo cattivo carattere.

«Quando non si sa cosa dire su un avversario, si tira fuori il cattivo carattere. Le ultime uscite ci dicono semmai che io ho un buon carattere. Forse parlerei più della codardia di chi, a vittoria conseguita, rilascia certe dichiarazioni. Sa, però, quand’è nata la storia del mio cattivo carattere o della mia natura conflittuale? Nel 2006, quando sono diventato preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. In quella Facoltà c’era un diffuso familismo, quello sì straccione, che io ho stroncato».

Il rettore uscente ha sostenuto Leone nel primo turno e nella nota evocata rivendicava la vittoria. Lei invece come legge il risultato elettorale?

«Io credo che Crisci non si augurasse né Leone né Palopoli come propri successori. Avrebbe preferito un candidato capace di garantire davvero il sistema che ha creato. Questa università ha per tradizione una forte matrice scientifico-tecnologica, un’anima un po’ autoreferenziale che ha scelto di essere governata da un candidato che condividesse questa stessa matrice. Un candidato che è parso più rassicurante per quest’area e per quella ricerca iperfinanziata di cui ho parlato poco prima, ma che in tutta la campagna non ha mai toccato i grandi temi della democrazia. Parlare di ascolto non è parlare di democrazia».

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