Un crollo nel centro storico di Cosenza

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COSENZA – Quando la terra ha tremato a Cosenza alcune settimane fa, i residenti del centro storico hanno avuto paura. La scossa era lieve (magnitudo 2.6), ma superficiale. È stata avvertita con chiarezza in tutta l’area urbana e ancora di più nel suo punto di maggiore fragilità, dove si convive giorno per giorno con il rischio crolli. Sulla pagina Facebook del Comitato piazza Piccola gli appelli sono quotidiani.

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«C’è una sola priorità, mettere in sicurezza la città storica prima che accada l’irreparabile. Fino ad allora sarete tutti complici» è il messaggio comparso il 7 agosto, giorno della scossa. Destinato a tutti, dal Comune al governo, quest’estate impegnati in un violento botta e risposta sulla destinazione dei 90 milioni di euro assegnati dal Cipe al centro storico.

IL RISCHIO SISMICO

Il Comitato piazza Piccola ha affidato al geologo Saverio Greco un’analisi del rischio in caso di terremoto. «Lo scenario emerso è preoccupante, tanto più che c’è una faglia attiva nell’area – dice Stefano Catanzariti – La stessa conformazione del centro storico, con il terreno che tende a scendere a valle, non aiuta. E poi, è mai stata fatta un’esercitazione?».

GLI IMPEGNI DISATTESI

L’unico programma di messa in sicurezza attivo è il Contratto di quartiere di Santa Lucia. Storia lunga e infinita. «A che punto è? Che fine hanno fatto i fondi dei diversi contratti, perché viene continuamente rifinanziato e riprogettato?» dice il comitato. Proprio a Santa Lucia è stato necessario alcune settimane fa sgomberare una signora, perché sulla sua casa incombeva il rischio crollo dell’edificio («comunale» aggiunge Stefano) adiacente. «Che fine hanno fatto i fondi, circa 100mila euro, e i lavori su piazzetta Toscano? Che fine hanno fatto i fondi del social housing su palazzo Marini-Serra, già finanziato in precedenza? Nessuno si chiede quando verrà ripristinato il muro caduto nel rione Massa? Nessuno si chiede quando via Oberdan riavrà il suo ponte: è stato approvato il progetto preliminare – ricorda Stefano – poi se n’è persa ogni traccia».

E poi ci sono gli edifici a rischio crollo di via Messer Andrea, via Campagna, via Giuseppe Marini Serra, via Lucrezia della Valle già interessati da un’ordinanza di messa in sicurezza del Comune: sono quelli che Palazzo dei Bruzi intendeva espropriare e ristrutturare con parte dei 90 milioni, prima dello stop del ministro Lezzi.

«In via Lucrezia della Valle, nonostante l’ordinanza, continua ad abitare una persona che non sa dove altro andare» avverte Stefano. «Servono soluzioni – continua – Va bene puntare sui turisti, va bene chiedere l’università, ma se si verifica un crollo che succede? O se scoppia un incendio? Non ci sono neanche gli idranti. Non c’è nulla per fronteggiare un’emergenza, neanche un defibrillatore».

RES(IS)TIAMO

Mentre si attendono risposte, il comitato lavora per fare rete, in tutta la provincia. Per la giornata di domani, lunedì 26 agosto, ha lanciato gli stati generali di tutte le associazioni che dal basso operano sugli stessi temi, lottando contro degrado e spopolamento. Alle 15 a Palazzo Cosentini (via Galeazzo di Tarsia), insieme a loro, si ritroveranno i ragazzi del Cleto Festival – «quest’anno sospeso per un problema di sicurezza» ricorda Stefano – e le associazioni “resilienti” del Nibbio di Morano, di Vivi San Fili, Roggiano, di “I live in Vaccarizzo”.

«Insieme condividiamo la lotta per la messa in sicurezza dei territori, per trasporti efficienti che ci permettano di uscire dall’isolamento, contro lo spopolamento – dice Stefano – E condividiamo la stessa idea di partecipazione, che non significa convocare associazioni per presentare progetti pronti, ma tornare per strada, programmare assemblee, creare sportelli per sostenere le idee dei ragazzi. Da parte nostra proviamo a mettere insieme esperienze già impegnate sul territorio con la speranza di intercettare fondi e dare un futuro ai nostri quartieri e ai nostri borghi».

A seguire, dalle ore 18 in piazza Duomo, incontro pubblico con Ilario Ammendolia, scrittore ed ex sindaco di Caulonia che nel suo “La ndrangheta come alibi” offre, scrive il comitato, “una lettura apparentemente provocatoria del degrado in Calabria”. Ci sarà anche Gioacchino Criaco, scrittore e intellettuale aspromontano che “invita ad invertire la rotta attraverso la cultura della “Restanza” da assumere, quasi, a manifesto politico contro l’inesorabile spopolamento e il conseguente degrado”. Marta Maddalon, docente Unical e attivista del Comitato Piazza Piccola, padana di nascita e naturalizzata calabrese, “traccerà una sintesi tra il pensiero romantico della Calabria che fu e le contraddizioni attuali”.

A chiudere la serata, sempre in piazza Duomo, aperitivo e Concerto per il Centro Storico di Danilo Iaquinta, tenore calabrese che vive e lavora a Milano.

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