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Dal due luglio in esposizione al museo Diocesano di Rossano Calabria, il Codex Purpureus torna in Calabria dopo un’assenza di quattro anni

ROMA – L’attesa è finita, dopo l’apertura del museo di Reggio Calabria (LEGGI e LEGGI) degna cornice dei Bronzi di Riace, un altro simbolo della Calabria viene restituito ai calabresi. Il Codex Purpureus Rossanensis torna, infatti, in Calabria dopo un’assenza di 4 anni dovuta alle operazioni di restauro del delicatissimo manoscritto. A contenere l’opera sarà una bella scatola di seta per proteggere come un bozzolo la preziosa pelle marocchina della sua copertina. È un climabox che come una culla perfettamente climatizzata e sicura, garantirà un fresco costante a dispetto delle temperature di questi giorni. All’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del Patrimonio archivistico e librario è scattata, quindi, l’ora X: il Codex Purpureus Rossanensis, dopo 4 anni e una visita al Quirinale dove è stato ammirato da Papa Francesco e dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (LEGGI), si prepara a tornare a Rossano sua sede originale.

Il celeberrimo evangelario Patrimonio dell’Umanità (LEGGI) miniato nel V-VI secolo su pagine di pergamena color della porpora, lascia la cassaforte che lo custodisce e torna in Calabria dove sarà esposto al pubblico dal 2 luglio nel Museo Diocesano di Rossano Calabro dove lo attende anche una teca super tecnologica realizzata per garantire un monitoraggio H24.

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Oggetto di un restauro delicato e sapiente, il Codex, con i suoi quindici secoli di vita e il suo tesoro di fascinose miniature, è forse il più antico libro illustrato della storia. A Rossano arriverà con un furgone climatizzato e scortato.

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