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Compagni ed ex di Lotta continua alla presentazione del libro di Iera

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COSENZA – C’era un tempo una linea immaginaria che divideva Cosenza in due quadranti. Il primo comprendeva quella zona oggi conosciuta come piazza 11 Settembre; il secondo, al contrario, piazza Kennedy. Se, dunque, tu, non più giovane cosentino, indossavi l’eskimo verde e alla vigilia dell’Immacolata, tra un cuddrurieddru e un altro, guardavi, seduto a tavola, la prima della Scala e litigavi con tuo padre “ché tutta quella gente di Milano deve andare a casa”, bighellonavi sicuramente sulle scale di Palazzo degli Uffici. Se, invece, le pellicce delle signore del Teatro le bramavi, allora sì, stavi sotto alle Aquile, che attualmente non volano più (per Baccelli e De Luca bisognerebbe parlare più esattamente di colombe).

C’era un tempo, insomma, in cui c’erano gli anni Settanta e negli anni Settanta o s’era di sinistra o s’era di destra. Rosso o nero. Nessuna sfumatura. Nessunissima sbavatura.

Sono tutti racconti, quelli appena descritti, che riecheggiano, in chiave perlopiù nostalgica, tra le ampie sale di Gaia, la galleria d’arte autogestita e indipendente che sorge all’interno di un palazzo occupato del centro storico bruzio e che, nel corso della presentazione del libro “Un viaggio nel passato” – pubblicato da Edizioni Erranti e scritto da Giovanni Iera, ex ragazzo dall’eskimo color muschio e storico militante di Lotta Continua – si riempie di ricordi.

Oltre all’autore e a chi dialoga con lui (Emilio Pellegrino, Giulia Biondino, Alessandra Basso, Claudio Dionesalvi), all’incontro organizzato pure da ArciRed ci sono soprattutto gli amici di sempre, i “compagni”, quelli con cui all’epoca si prendevano le botte, si scrivevano manifesti, si credeva in qualcosa o in qualcuno, si pregavano gli autisti dei bus affinché aprissero subito le porte, evitando, così, d’essere presi da “quelli dell’altra parte” (In sala, tra gli altri, spiccano Ciccio Arena, Ercole Scorza, Domenico Belcastro e tanti altri che recriminano a Iera il fatto di non aver invitato nessuno, per troppa timidezza. «Come avremmo mai potuto non esserci? Ormai siamo in pensione», scherzano).

Ci sono, dunque, i compagni perduti di vista, i ritrovati, i dimenticati, chi è rimasto, imperturbabile, fedele alle proprie idee, chi alla fine è entrato in banca dopo il primo concorso. È tutto come una carrambata: forse un po’ passatista, forse fondamentale per non sentirsi soli. O meglio, per non sentirsi indifferenti alle cose, alla vita.

Tra gli aneddoti a cui gli habitué di Palazzo degli Uffici («Te lo ricordi quando piazza 11 Settembre era a doppio senso di circolazione?») ci sono anche quelli che riguardano, in modo particolare, Iera che, catanzarese di nascita – classe 1949 -, si trasferisce da piccolo a Cosenza, dove studierà e poi, dopo la trasferta prima napoletana e poi romana, lavorerà (è all’Università della Calabria che Iera presterà infatti servizio). E c’è chi dice di non averlo mai visto, Iera, in tenuta “sportiva” nel corso delle battaglie dei Settanta. «Si aggirava sempre in abito, portava giacca e pantalone eleganti; camminava in coppia a Felicetti, li chiamavamo Sacco e Vanzetti», rimembrano, non a caso, i partecipanti. T

uttavia, non è propriamente autobiografico il volume che viene presentato e che l’autore ha scritto («I fatti sono reali, alcuni episodi frutto della mia fantasia», dice). In esso viene più che altro e a livello generale ricostruito il quadro delle battaglie politiche avvenute in città. Sulla quarta di copertina si legge: «Si tratta di un racconto di guerre, emigrazione, sfruttamento, ingiustizie sociali, criminalità, corruzione, degrado delle istituzioni e della politica ma è anche un racconto sulla voglia di cambiare, sulle lotte, sull’entusiasmo, sulle utopie, sui sogni e sulle speranze che hanno animato intere generazioni».

La “lotta” che sta più a cuore a Giovanni Iera? Gliel’abbiamo posta questa domanda e lui, visibilmente emozionato, ha risposto in tal modo: «Tutte quante. Tutte quelle che a Cosenza hanno portato parte dei membri del circolo culturale Mondo Nuovo e della relativa rivista a confluire in Lotta Continua, che in Calabria era un movimento davvero imponente, in grado di far paura ai potentati, ai potentati locali. Adesso una cosa di questo tipo non esiste più».

Nella galleria passato e presente, quindi, s’alternano e s’incrociano. Le foto di ieri vengono soppiantate da quelle di oggi. Ci sono uomini che dicono che solo quarant’anni addietro si riunivano dietro agli striscioni insieme ai quali sfilavano per corso Mazzini, parlando di Pinelli, piazza Fontana, autodeterminazione e libertà; oggi, questi uomini, sono sempre qui, a ricordare che su quella stessa strada, salotto buono di una Cosenza che ha vissuto molte, moltissime vite, continuano a passeggiare. Ma non c’è più nessun megafono, nessun pugno da alzare in aria: ci si può solo aggrappare alle voci, ai ricordi d’un tempo, al “c’era una volta la meglio gioventù”.

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