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Il murale su Totonno Chiappetta

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di FRANCESCA PECORA

COSENZA – Se da stasera vi capita di passare in viale della Repubblica a Cosenza, noterete una luce in più. Sono le luci della ribalta che onorano la memoria, intramontabile, del nostro Totonno Chiappetta, attore, interprete, cabarettista,poeta, amico degli ultimi, dei disadattati, amico del popolo, dei cosentini, della gente di Carolei, vicino da sempre ai detenuti cui regolarmente regalava momenti di leggerezza e di normalità, andando a recitare nelle carceri.

Perché Totonno non solo apparteneva ad una famiglia di tradizione, ma era egli stesso un buono per antonomasia.

Il murale a lui dedicato opera dell’artista Matteo Zenardi, è stato scoperto ieri sera, nel giorno del suo onomastico. Attorno a lui, la sua famiglia, la moglie Patricia con i figli Gigino e Maurino, e poi la gente, i “cusentini” che tanto lo hanno amato e tanto lo hanno pianto quando la sera del 16 novembre 2014 in ospedale a Monza, il cuore buono di quest’uomo buono smise di regalargli battiti.

La notizia tuonò come un uragano, era la sera della novena di Natale, e la pioggia di allora, ritmava per terra un rumore tribale di dolore e incredulità. È morto Totonno Chiappetta. I titoli di tutti i giornali non raccontavano che di lui.

Perché Totonno era un omone grande, dal sorriso aperto, dallo sguardo curioso e indagatore, tipico di un attore, ironico, sarcastico, contagioso, con lo sguardo rivolto alla sofferenza degli ultimi. Parlava con la gente tutta, parlava col popolo, parlava e rivendicava il dialetto cosentino e calabrese, perché Totonno difendeva le sue origini e credeva nel riscatto culturale di Cosenza e della Calabria.

Quando fece ritorno a Cosenza, eravamo in tanti ad aspettarlo all’ingresso dell’autostrada. Fu organizzato un picchetto ed un corteo. Arrivò quasi in punta di piedi, intorno alle 23 del 19 dicembre 2014. Sulla bara una maglietta e una sciarpa della Fiorentina. Attorno a lui, silenzio e incredulità. Poi un corteo per le strade di Cosenza con tappa al Teatro Rendano, poi una lunga sosta davanti al carcere bruzio. Ancora silenzio. E poi un vociare, saluti da dietro le sbarre ed un lungo applauso partito dalle celle. Perché ai detenuti Totonno Chiappetta aveva dato tanto, soprattutto amicizia, umanità e sorrisi.

Ha dato tanto al teatro, alla tradizione, all’arte, alla cultura. Lo si dovrebbe studiare nelle scuole, annoverandolo nella storia del teatro di tradizione. Grazie Totonno, la tua città ti celebra e ti ricorda con gratitudine e riconoscenza.

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