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Giuseppe Rimini (Dj Kerò) e Fabio Nirta

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COSENZA – Ballare come atto liberatorio, vivere la musica per tornare a comunicare. Lo sanno bene i dj di Cosenza che in questo mese di maggio riprendono a lavorare, tra riaperture graduali e condizioni meteo ballerine.

Hanno l’emozione di chi prende in mano i ferri del mestiere dopo due mesi, l’incertezza di chi sente di nuovo la terra sotto i piedi ma non sa per quanto durerà, l’entusiasmo di chi può riprendersi il proprio lavoro – e per molti versi la propria vita – dopo oltre un anno di frustrante indeterminatezza.

Ora devono far divertire di nuovo Cosenza e far sì che la “movida” non sia solo consumo smodato di long drink annacquati. Perché in una città abituata a specchiarsi nel proprio passato ma che negli anni ha visto ridursi progressivamente i concerti dal vivo e le occasioni di socialità (ben prima della pandemia), anche a loro è delegato un ruolo cruciale: proporre musica per evitare che si scivoli nell’anonimato di provincia.

Fabio Nirta e Giuseppe Rimini (Dj Kerò) sono due tra i più conosciuti dj non solo a Cosenza. Con l’arrivo della zona gialla e l’estate in vista possono rimettersi al lavoro. Nirta si esibisce ogni venerdì in Piazza Santa Teresa (tra il Primadì e il Cheers) e ogni domenica al Jigger. Per Kerò appuntamento fisso il venerdì al Capolinea – Giardino Urbano. Per il momento solo all’aperto, con posti a sedere e divieto di ballo. Poi si vedrà.

LE MANI SULLA CONSOLLE, COME LA PRIMA VOLTA

«Avrò toccato i piatti cinque volte in un anno – racconta Nirta, trent’anni di carriera come dj, producer e manager, originario di Bianco (Rc) ma cosentino d’adozione – Da giorni riaggiorno di continuo i brani, gli edit e i remix da suonare. Sono emozionato. Per adesso davanti a un pubblico con posti a sedere, ma è già bello così. Chi apprezza veramente la musica non vede l’ora che tutto ricominci. Riprendere la consolle è un atto fisico unico, per me è la prosecuzione della mano e del pensiero, quando suono è l’unico momento in cui mi sento veramente a mio agio».

«La voglia di riprendere è fortissima, ma ho il terrore che si blocchi di nuovo tutto», confessa Kerò, dj e producer cosentino, “virtuoso” dei piatti da 26 anni. «Nel 2020 dopo il lockdown avevamo ricominciato, ma tutto si era interrotto miseramente ad agosto. Tra febbraio e marzo ho fatto tre date. È stato surreale, per la prima volta mi sono trovato a fare set con gente seduta. Una delle sensazioni più strane della mia vita. È un surrogato dell’esperienza a cui sono abituato. La mia predisposizione è coinvolgere la gente, farla muovere e farla ballare. Così invece sei condizionato, devi riformulare il tuo lavoro in base a una fruizione diversa da parte del pubblico».

DISCHI E PIATTI FRA QUATTRO MURA

Ma cosa fa un dj in lockdown? «Un periodo di solitudine ma anche di ispirazione – ricorda Nirta, specializzato in new disco, con un occhio sempre attento alle novità discografiche italiane – Ero chiuso in casa a sentire dischi. Durante lo scorso anni ne ho ascoltati sei mila. Sono riuscito a recuperare lucidità e ho avuto l’opportunità di riprendere alcuni ascolti. Ho creato nuovi mixati e pubblicato una playlist per ogni anno dal 2000 ad oggi, da centinaia di pezzi ciascuna. Ho avuto anche paura di voler cambiare lavoro. Mi sono chiesto se ne valesse la pena. Ma poi c’è stato il confronto con colleghi e amici e tante persone mi hanno scritto, mancava la musica».

Fabio Nirta

Così come Fabio Nirta, anche Kerò – esperto in sonorità urban, hip hop e black music – ha sperimentato i set musicali in diretta streaming «ma mi sono fermato a maggio 2020, quella cosa assurda – confessa – stava diventando una alienante normalità. Da fine ottobre ho fatto un programma su Radio Ciroma, per indurre un senso di normalità e riavvicinare le persone alla radio. Ho continuato a tenere corsi a distanza e a novembre ho creato il mio sito personale per fare set e cercare di autosostenermi. Durante il primo lockdown ho sentito la vicinanza delle persone, fino a 1200 partecipanti in live, con messaggi di affetto e supporto da persone inimmaginabili. Nel trauma collettivo di questo periodo ci sono opportunità, ho continuato ad ascoltare musica con il ritmo di prima, ma ho visto il potere della condivisione dei social. Le reti sociali si sono rafforzate e hanno funzionato».

FELICITÀ A MOMENTI E FUTURO INCERTO

Ed ora che i bar riaprono e si entra nel vivo dell’organizzazione degli eventi estivi? «Per ora solo all’aperto, con gruppi distanziati». Il vero problema per Kerò «sarà quando (e se) arriverà il momento in cui la pandemia sarà sconfitta: cosa succederà nei club? Le persone torneranno a fare quello che facevano prima e ce la faranno ad uscire dal meccanismo mentale delle restrizioni? Ho visto circolare il “manuale del clubbing 2.0”, un nuovo modo di intendere la fruizione dell’intrattenimento al chiuso, e sinceramente mi fa un po’ paura. Spero che tutto questo non intaccherà definitivamente il settore, il più colpito finora. In questo anno e mezzo chiunque ha espresso solidarietà verso i lavoratori dello spettacolo. Gli stessi che prima non li supportavano. Mi fa ben sperare la voglia di rischiare e di investire degli organizzatori e degli addetti ai lavori».

Dj Kerò

Sul “divieto” di vita notturna Fabio Nirta ha un punto di vista ancora più radicale: «Il coprifuoco è un modo per intimorire la popolazione. Una scelta politica dissuasiva, non sanitaria, che ha creato forti disagi economici e tristezza diffusa. Alla fine sono stati colpiti i lavoratori autonomi e nel mondo della musica si sono create divisioni tra addetti ai lavori di serie A e di serie B. Sono molto arrabbiato per il trattamento che abbiamo ricevuto nell’ultimo anno e mezzo».

Per questo la musica, anche quella di un dj, può diventare politica. «Sono stati penalizzati soprattutto i club – sottolinea Nirta – i locali dove nascono i vivai. La musica vive grazie ai live, non può sostenersi senza. C’è stata mancanza di rispetto verso chi investe nell’industria musicale. Nelle mie selezioni c’è il nuovo brano di Cosmo “La musica illegale”, quando l’ho ascoltata la prima volta mi sono commosso. La dance italiana è diventata politica, perché ballare e mettere musica ad alto volume oggi sono visti come minacce. Farlo, quindi, è un atto liberatorio e politico. Mi aspetto un’estate di amore nei confronti dell’arte, della musica, è impossibile non uscire rinnovati, con più voglia e nuove idee, da questo periodo».

RIPARTENZE E BUONI PROPOSITI

Ora ci attende una primavera di programmazione, un antipasto dell’estate 2021 tra festival, eventi e concerti. «Il Covid ha interrotto una narrazione sulla musica in Calabria che stava dando risultati. Durante l’inverno – conclude Nirta – si stavano organizzando grandi festival in Calabria, con progetti già scritti, ma la zona rossa ha bloccato tutto. Ora bisogna riprendere tutto e farlo di corsa. Riparte una programmazione importante, con tanti progetti anche per Cosenza. Sempre nel rispetto dell’arte e degli artisti, quello che è mancato negli scorsi mesi».

La missione di Kerò «è dare divertimento ed educazione. È lo spirito della scena hip hop: intrattenere condividendo contenuti. Su questo Cosenza è sempre stata all’avanguardia nel Sud. Sto ripensando i miei set con l’obiettivo di fare più comunicazione, cultura e messaggio possibile: hip hop italiano, soul music, musica nuova e vecchia che non faccia solo ballare».

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