Brunori Sas

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COSENZA – La Fondazione Lilli celebra i suoi primi dieci anni di vita. Un traguardo importante per rinnovare il binomio musica-solidarietà da sempre elemento caratterizzante dell’operato della Fondazione che dal 2004, dopo la prematura scomparsa di Lilli, con caparbietà ha deciso di promuovere, attraverso la musica d’autore, un percorso di sensibilizzazione e di sostegno alla ricerca sul cancro.

In questi anni di attività la fondazione Lilli Funaro, rappresentata ieri in conferenza stampa dal suo presidente Michele Funaro, «ha ricordato Lilli attraverso i musicisti e cantautori che lei amava». Il percorso musicale iniziato dieci anni fa con Edoardo Bennato  e proseguito negli anni seguenti con Francesco De Gregori, ed ancora Samuele Bersani, Alex Britti, Gino Paoli, Pino Daniele, Roberto Vecchioni,  Fiorella Mannoia, Vinicio Capossela, rinnova quest’anno la sua formula vincente. E lo fa attraverso la presenza di Brunori Sas, protagonista assoluto del concerto del prossimo 18 agosto.

«È sempre un piacere per me suonare in contesti in cui la musica ha uno scopo più alto. Il percorso intrapreso dalla fondazione, ovvero trasformare dopo il dolore iniziale un lutto in un’esperienza costruttiva, è il medesimo che dopo la morte di mio padre, mi spinse a credere e investire sul progetto Brunori Sas», ha detto Brunori.
Un percorso in continua crescita per la Fondazione, che attraverso il collaudato appuntamento concertistico nei ruderi di Cirella e il convegno a carattere scientifico promosso annualmente, cerca di coinvolgere sempre di più ricercatori e specialisti del settore per affrontare la delicatissima tematica del cancro. Non la strada della commiserazione ma quella dell’investimento e della ricerca come antidoto alla malattia.

Un modus operandi che li accomuna anche a Giampaolo Calabrese e alla sua Archimedia, partner organizzativo dell’evento, che in chiusura sottolinea l’importanza attraverso eventi culturali di questo tipo di investire sul territorio calabrese, facendo sposare l’arte con i luoghi. «Non abbiamo bisogno di semplici esecuzioni, dispendiose e poco lungimiranti, ma che gli artisti lascino traccia di sé, che portino un indotto turistico, entrino nella memoria del territorio».

 

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