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Filippelli con Soler e i Soul System

Tempo di lettura 4 Minuti

DIETRO un artista c’è sempre il lavoro di altre persone che lo sostengono, che lo aiutano a trovare la sua strada, a fare le scelte giuste, «l’artista è aiutato da persone che gli fanno indossare il “vestito giusto”».

Questa è la figura del produttore. Anche dietro il successo dei Soul System c’è il lavoro di una figura importante che li ha guidati e consigliati insieme al giudice Alvaro Soler. Si tratta di Antonio Filippelli, musicista, autore e produttore calabrese. Tanti gli artisti italiani con i quali ha collaborato. È reduce dall’adrenalinica vittoria del gruppo che ha seguito in questa ultima edizione ma non si sottrae a qualche domanda nonostante abbia fatto festa fino a tardi insieme ad Alvaro Soler, i Soul System e tutti i partecipanti al talent di Sky che ha riconfermato la sua forza aumentando ancora gli ascolti e la presenza sui vari canali social.

Questa nuova edizione è partita con molti timori soprattutto perché cambiavano molti giudici.

«È vero, all’inizio c’erano molti dubbi e invece i quattro giudici hanno funzionato, c’è stato un buon ritmo e un confronto serrato».

Quando ha capito che i Soul System potevano vincere?

«Dopo la manche del duello ho pensato che ce la potevamo fare perché avremmo presentato l’inedito che è molto forte e il medley. Dal vivo loro spaccano tutto».

Cosa l’ha colpita dei Soul System?

«Mi hanno colpito molto a livello umano. Sono delle persone stupende. Sono umili, con la testa sulle spalle. Ne hanno passate tante, hanno storie incredibili eppure non si sono mai pianti addosso».

I Soul System l’hanno ringraziata in diretta dicendo che “Antonio Filippelli ci ha dato le botte e ci ha fatto crescere come uomini e come artisti”.

«Siamo stati ore e ore in sala prove, tanto lavoro che poi ha dato i suoi frutti. Ho visto che crescevano e come artisti hanno acquistato fiducia. Sono cinque musicisti bravissimi, io ho cercato per loro un suono più moderno. L’artista deve fare l’artista, poi ci sono quelle figure che vestono gli artisti».

Come è entrato in contatto con X Factor?

«L’anno scorso sono stato il produttore del singolo inedito di Giosada (altro vincitore del programma ndr). Quest’anno sono stato contattato per aiutare nella scrematura delle prime audizioni con 20mila iscritti e sono stato chiamato per il serale».

Quindi non aveva scartato i Soul System?

«No, sono arrivato dopo».

Come è stato lavorare con Alvaro Soler?

«Ho conosciuto Alvaro a Napoli, ci siamo subito trovati in sintonia. È una persona squisita. Nonostante il successo è molto umile, è giovane ma non si è per niente montato la testa».

Alvaro sarà a Cosenza, nella sua città, per il concerto di Capodanno. Lei c’entra qualcosa con questo ingaggio?

«No. La cosa però mi ha fatto piacere, eravamo in camerino quando il suo manager ha detto che tra le possibili scelte del Capodanno c’era Cosenza. È stata una combinazione carina. Mi dispiace che per motivi di lavoro non potrò esserci, magari avrei anche suonato insieme a lui».

È possibile che i Soul System siano anche sul palco a Cosenza?

«Alvaro ha annunciato che apriranno i concerti del suo tour in Italia ma penso si riferisse ai concerti di Milano. Adesso dobbiamo iniziare a lavorare per il loro album».

È andato via da Cosenza subito dopo il Liceo perché voleva fare musica

«Da noi è difficile trovare una strada in questo mondo. Ho lavorato in Germania, ho imparato il mestiere del produttore. E abito a Milano, è il centro della musica».

Lei è un bassista e anche un autore (ha scritto tra gli altri anche per Mengoni). Le piace fare di più il musicista o il produttore?

«Mi piace di più fare il produttore. È comunque un modo per fare musica, si interagisce con gli artisti, si crea qualcosa insieme. Certo il fascino del palco qualche volta mi manca (è stato per alcuni anni nella band Vanilla sky ndr.) ma a volte capita che gli artisti mi invitino a suonare con loro e non mi dispiace».

Torna spesso in Calabria?

«Ritornerò per Natale. A Cosenza vivono i miei genitori e ci vengo volentieri»

Come è nata la passione per la musica?

«La prima scintilla è stata quando ho iniziato a comprare il vinile e poi ero affascinato dai video musicali. È nata una passione che non si è più placata, che era anche legata a un desiderio di evasione. Le radici sono sempre nella mia terra ma ho capito che non aveva molto da offrirmi e sono andato via. Mi ritengo un privilegiato a fare il lavoro che amo».

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