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Franca Valeri, scomparsa nei giorni scorsi all'età di 100 anni

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«VARCAVA la soglia del palcoscenico con l’entusiasmo di una giovane attrice, credo che questo sia il segreto della grandezza di Franca Valeri».

Così il regista Giancarlo Cauteruccio ricorda l’attrice scomparsa all’età di 100 anni. Cauteruccio ha incontrato e lavorato varie volte con Franca Valeri ma il suo ricordo si sofferma sulla partecipazione dell’attrice al Magna Grecia teatro festival del 2006. Un festival itinerante nei principali siti archeologici della Calabria, di cui Cauteruccio era direttore artistico. Tragedie greche, commedie classiche e testi antichi recitati nei luoghi per i quali furono scritti migliaia di anni fa da poeti e filosofi. E la Valeri accolse volentieri l’invito del direttore artistico e portò in scena uno dei suoi spettacoli più conosciuti: “La vedova di Socrate”, l’attrice vestiva i panni di Santippe. «Uno spettacolo sul mito – ricorda Cauteruccio – che la convinse con entusiasmo a portarlo in Calabria in un festival dedicato al mito».

Il regista Giancarlo Cauteruccio

Franca Valeri restò in Calabria per una settimana, mettendo in scena lo spettacolo nel parco archeologico dell’antica Sibari, nella piazza Vecchia del mercato di Lamezia, a Capo colonna e nel Parco delle Rimembranze a Vibo. «Era emozionatissima al pensiero di dover recitare in questi luoghi ricchi di storia e cultura».

Cauteruccio ha appreso della morte di Franca Valeri proprio al suo arrivo in Calabria. «Una coincidenza che mi ha fatto ricordare quel periodo trascorso nell’estate del 2006».

Una donna capace di sorprendersi per le novità. Tanti sono gli aneddoti che affiorano nella mente del regista calabrese. L’amore per cibo, «era curiosa – dice Cauteruccio – di assaggiare le tipicità del territorio». Il fatto che pur essendo una grande artista non era per niente capricciosa, «all’inizio si era lamentata per l’inadeguatezza dei camerini (era difficile realizzarli nei siti archeologici, soprattutto a Sibari), ma si è subito adeguata alla situazione».

Franca Valeri durante il tour calabrese aveva già 86 anni e nonostante l’età aveva una grande capacità di adattarsi non solo alle situazioni ma anche a un pubblico nuovo. «Con questo mini tour ha fatto un grande regalo alla Calabria – spiega con orgoglio Cauteruccio – mi sembrava doveroso ricordarlo e ricordare come questa artista italiana sapeva donarsi con amore e semplicità».

Cauteruccio poi racconta un altro aneddoto legato al grande amore della Valeri per gli animali. Ha fondato anche una rivista che si chiama la Repubblica delle code. «Mi ricordo – continua Cauteruccio – che tornando dalla Calabria avevo trovato un riccio ferito che riuscii a curare e a rimettere in libertà nel bosco. Lei volle che le mandassi una foto del riccio salvato per pubblicare la storia sulla rivista».

Cauteruccio non ha dubbi nel definirla «una grande maestra di vita, osservava la realtà e la natura con occhi pieni di passione e aveva la delicatezza delle grandi personalità».

Per l’ultimo saluto Franca Valeri ha “incontrato” il suo pubblico nel teatro Argentario di Roma dove è stata allestita la camere ardente. Un legame con la grande signora del palcoscenico italiano testimoniato dalla presenza di tante persone. Per Cauteruccio è proprio dal pubblico che il teatro deve ripartire. «Il rapporto tra attore e pubblico è vitale – spiega – L’attore deve recuperare gli elementi della realtà e il pubblico deve uscire dal ruolo passivo e diventare più protagonista». Portatori di luce è il nuovo progetto di Cauteruccio, considerato uno dei registi più innovativi italiani, un teatro architettura che prende energia dai luoghi, «la luce è un elemento fondamentale per rivisitare i luoghi, la luce ne svela la qualità e la loro poesia. Il teatro ha bisogno di rinnovarsi».

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