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Gianfranco Jannuzzo

Tempo di lettura 3 Minuti

«CREDO che sia la nona o forse la decima volta che vengo a fare uno spettacolo ad Altomonte. Per me è un record».

Gianfranco Jannuzzo questa sera sarà con il suo “Recital” all’anfiteatro di Altomonte, un appuntamento inserito nel cartellone del Festival Euromediterraneo. E come sempre gli capita non fa mistero del suo amore verso una regione nella quale ha tanti amici, ha scoperto tante storie e stretto legami forti, di quelli che durano una vita. Altomonte, allora.

Iniziamo da qui?

«Tornare qui è una cosa che mi inorgoglisce. È difficile, nel nostro mestiere, che qualcuno ritorni nella stessa piazza e trovi sempre lo stesso, grande, affetto. E io ci vengo dai tempi in cui c’era sindaco Costantino Belluscio o quando la direzione artistica era di Giuffrè».

Gianfranco Jannuzzo in “Recital”: ormai è un classico.

«È uno spettacolo contenitore, che ovviamente anno dopo anno si rinnova. E questa volta proporrò anche un pezzo calabrese».

Davvero? Possiamo saperne di più?

«Un ricordo di Totonno Chiappetta, mio grande amico, una persona che mi manca molto. È stato uno dei più grandi attori che avete avuto in Calabria. Quando si perde un patrimonio del genere, ci si rende conto di quanto tutti abbiamo perso. Era un trascinatore, che amava tantissimo la sua terra».

A proposito di Calabria, lei nei mesi scorsi ha debuttato in uno spettacolo dal titolo “Siciliano per caso” scritto però da un calabrese come Roberto D’Alessandro.

«Lo abbiamo fatto a Roma. Uno spettacolo davvero molto interessante e che mi ha permesso di abbinare al teatro un’altra mia grande passione che è la fotografia. Una storia carina, divertente. Roberto è molto bravo. Avevamo debuttato e avevamo diverse date in programma. Poi è arrivato il lockdown».

Già, il lockdown.

«Dico la verità: io sono da sempre innamorato degli italiani, ma in quell’occasione mi hanno stupito. Tutti. Soprattutto i meridionali».

Perché?

«Perché noi meridionali siamo sempre stati indipendenti, contrari alle regole, quando ci impongono qualcosa siamo sempre bastian contrari. Invece stavolta tutti insieme abbiamo dimostrato grande coscienza, anche forse per rispetto per quello che succedeva al nord. Bergamo è stata una grande piaga non solo per il nord ma per tutti: terribile non riuscire a dare nemmeno l’ultimo bacio a una persona cara».

Adesso cosa si aspetta?

«Abbiamo dimostrato una grande coscienza civica che mi ha fatto bene vederla. Adesso però c’è da stare attenti. Ed è inutile prendersela con i giovani. I giovani fanno i giovani, vogliono stare insieme, divertirsi, si sentono un po’ guasconi. Occorre invitarli a essere coscienziosi e responsabili, questo virus è infido, curnutu, che cazzarola vi costa mettervi una mascherina?».

Verrebbe da chiedere se ha notato qualcosa di teatrale, in questo periodo.

«Prima erano i giovani che temevano di essere infettati dagli anziani, ora sono gli anziani che hanno paura di essere contagiati dai giovani. Vedo cose terribili in giro, gente che si saluta coi gomiti, qualcuno che prima porge la mano, poi ci ripensa, gente che si aspetta di essere salutata come una volta e poi ci rimane male… Tornando seri: serve pazienza. E magari anche un vaccino. E appena sarà possibile, torneremo ad abbracciarci, che è una cosa che al sud abbiamo nel nostro dna. Anche perché un nuovo lockdown sarebbe una botta che non reggeremmo. E io temo che i veri danni economici non li abbiamo ancora visti».

E il teatro, e la cultura in genere, stanno già pagando un prezzo salatissimo.

«I teatranti sono disperati. Mica si capisce se i teatri riapriranno, per quanti spettatori, quanto costeranno i biglietti, gli stessi esercenti teatrali non sanno come fare. I teatri privati non ce la fanno, quelli pubblici sopravvivono coi soldi dello Stato, ma io credo che dovremmo tutti insieme trovare un punto d’incontro».

Anche un protagonista dello spettacolo italiano come Gianfranco Jannuzzo ha problemi?

«Anche io ho difficoltà enormi, certo. Le piccole compagnie, quelle più giovani, gli artisti emergenti vivono una situazione ancor più complicata, è vero, ma il nome, in una situazione come questa, serve ben poco».

E, al netto di tutte le incognite, che programmi ha per il futuro?

«Nel prossimo anno dovremmo recuperare le date del Berretto a sonagli, uno spettacolo che mi sta molto a cuore. Solo in Sicilia erano previste venti repliche. E poi “Siciliano per caso”. Speriamo bene».

Le vacanze invece?

«Arriverò in Calabria dalla mia Sicilia. Ho fatto uno spettacolo a Messina e con mia moglie Ombretta ne abbiamo approfittato un po’ per staccare la spina e venire qui».

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