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Il teatro "Alfonso Rendano" di Cosenza

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LA SITUAZIONE dei teatri a Cosenza è diversa rispetto a quella delle città che abbiamo raccontato nei giorni scorsi (LEGGI LA SITUAZIONE A VIBO VALENTIA E QUELLA A CROTONE).

Qui i teatri ci sono, pubblici e privati. Il problema, semmai, è la gestione. Chiuso  è solo il cine teatro “Italia Tieri”, 500 posti circa, per lavori di restauro iniziati qualche anno fa e  ancora non terminati. Il teatro “Morelli”, invece, da qualche settimana è tornato nella  disponibilità della famiglia Morelli visto che è scaduto, e non è stato rinnovato, il contratto di  gestione che la stessa aveva sottoscritto col Comune circa vent’anni fa.

L’attività del teatro  Rendano, invece, il più importante dei tre, è stata fermata solo dalla pandemia.  Negli ultimi sette anni il sindaco Occhiuto ha delegato ai privati l’organizzazione e la gestione  della stagione di prosa. I numeri al botteghino danno ragione a questa scelta nonostante siano  assenti, o quasi, le produzioni e le stagione liriche.  

«Il sindaco Mario Occhiuto, visti i soldi pubblici ridotti al lumicino, intuì che sarebbe stato  impossibile organizzare stagioni di prosa, e men che meno di lirica con fondi comunali – racconta  Pino Citrigno, tra i privati organizzatori delle stagioni – e così si rivolse a noi mettendo a  disposizione il teatro. Ovviamente io e gli altri siamo imprenditori. Non ci si può chiedere di fare  cultura e rimetterci».  

E il pubblico vi ha dato ragione, giusto?  

«Il teatro Rendano è il primo teatro in Calabria per la media di presenze. Un dato che mi pare  significativo».  

Secondo lei questa esperienza potrebbe essere replicata altrove?  

Pino Citrigno

«Dipende dalle persone. Mi lasci dire che noi siamo imprenditori, non prenditori. Io mi sentirei di  consigliare di percorrere questa strada anche in altre realtà, sì».  

La famosa gestione pubblico-privata, giusto?  

«Non vedo altre strade. Il teatro Rendano non sarebbe sopravvissuto altrimenti, i fondi pubblici  non bastano. Le stesse compagnie ormai sanno che quando hanno a che fare con le  amministrazioni pubbliche vogliono garanzie precise».  

Ma chi garantisce sulla qualità degli spettacoli? Non è sempre detto che i grandi nomi riescano a  soddisfare le esigenze di un pubblico legate alla sua crescita culturale.  

«Mai fatto canzonette o proposto rapper. Abbiamo avuto i grandi musical, Peter Brook, i De  Filippo, la prosa impegnata. La garanzia è proprio la presenza di noi privati. Non possiamo  permetterci di sbagliare la scelta degli spettacoli, noi investiamo su di essi. Aggiungo: è anche  giusto che il Comune, in fase di ideazione della stagione, dia un indirizzo. Con noi succede da  sette anni».  

Siamo alla ripartenza: cosa si prevede?  

«Sono un po’ scettico perchè se non vengono del tutto eliminate le limitazioni non si potranno  fare stagioni importanti. Mi spiego: se al Rendano i posti disponibili fossero solo la metà, sarebbe  complicato fare dei cartelloni di prosa importanti. Il pubblico, da parte sua, c’è, ha fame di grandi  spettacoli ma certamente si deve tornare alla piena normalità».

Si dice che il Rendano sia off limits per le realtà calabresi, anche importanti.  

«Non è così. Noi avevamo iniziato a lavorare per inserirle nelle nostre stagioni, poi la pandemia  ha bloccato tutto. Abbiamo compagnie e artisti d’eccellenza, apprezzati anche a livello nazionale. Penso a Lindo Nudo, a Max Mazzotta, a Scena verticale. Sono assolutamente convinto che gli enti  locali dovrebbero sostenerli. Oggi siamo tutti molto provati, servirebbe sederci tutti a un tavolo,  coordinarci e tornare alla normalità».  

Nel frattempo è pronto Arena Rendano, il cartellone estivo.

«Biagio Izzo, Loredana Bertè, Lopez e Solenghi,  Naip… Mi pare un cartellone interessante».  

Lei è anche presidente regionale dell’Anec, non posso non chiederle com’è, invece, la situazione  nei cinema.  

«La vera ripartenza sarà dal 18 agosto, quando inizieremo a proiettare film importanti. Poi ci sarà il festival di Venezia che sarà una vetrina da sempre trascinante. Ovviamente il tutto pandemia  permettendo».  

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