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COSENZA – 26 giugno 1991, una data che rimarrà impressa per sempre nella mente dei tifosi del Cosenza Calcio. Quel giorno viene ancora oggi ricordato non solo perché la squadra allenata da Edy Reja riuscì ad assicurarsi un altro anno in Serie B vincendo lo spareggio di Pescara contro la Salernitana, ma anche perché fece registrare la definitiva consacrazione di un atleta e di un uomo che oggi tutti ricordano come l’icona più grande, l’unica vera e incontestabile bandiera che i colori rossoblù abbiano mai avuto: Gigi Marulla. Venticinque anni esatti sono passati da quel caldissimo pomeriggio di inizio estate, con una città bloccata davanti al televisore.

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Negli anni in cui il calcio non era ancora “governato” dalle tv, e quest’ultime non erano ancora le massime azioniste del calcio, Raiuno pensò bene di mandare in diretta quella sfida epica dello stadio Adriatico. La voce di Bruno Pizzul era il tocco esotico che nessuno avrebbe mai immaginato di poter accostare un giorno al Cosenza. Si respirava l’aria dei mondiali, era un po’ come assistere ad Italia-Brasile del 1982. Ma era molto di più per i cosentini, qualcosa che ora potevano condividere con il mondo intero e ne andavano orgogliosi. Qualcosa che difficilmente si sarebbe ripetuto in futuro se non su canali dedicati. Poca gente per le strade, dunque, tutti a spingere la squadra di Reja: i 5000 e passa presenti in Abruzzo e l’infinità di cuori incollati davanti allo schermo. Era la squadra, quella, di Massimiliano Catena, di Ugo Napolitano, di Gigi De Rosa, di Oberdan Biagioni, giusto per citarne alcuni. Ma era soprattutto la squadra di Gigi Marulla, che aveva ingoiato la beffa della classifica avulsa (cinque squadre finirono a quota 36, ma di queste a spareggiare furono proprio Cosenza e Salernitana) e che ora non voleva tornare in città senza aver regalato un’altra gioia al suo popolo. E così fu. All’8′ minuto del primo tempo supplementare, dopo una sfida bloccata dalla paura di perdere, quel lancio immortalato nell’espressione acuta di Pizzul, Gigi che corre verso la porta di Battara e quel tiro di sinistro dopo aver beffato Ceramicola e Della Pietra, che sembravano insormontabili. La palla si insacca in rete e inizia l’apoteosi.

Marulla che corre come un pazzo sotto la curva dei tifosi cosentini e i compagni di squadra a seguirlo come automi in preda ad una felicità sfrenata. La stessa felicità che esplode a Cosenza al triplice fischio che sancì la beffa di Gasperini e compagni e consegnò ai tifosi rossoblù una bandiera da custodire nel cuore per sempre: Gigi Marulla. Quella corsa resta oggi il simbolo di un uomo che scelse Cosenza allo stesso modo in cui Cosenza scelse lui come proprio simbolo. Quella corsa, lunga una vita intera, è l’emblema di una città e di una tifoseria intera. E soprattutto continua lassù, dove Gigi è volato da quasi un anno per trasformare quella storia in un mito intramontabile.

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