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I tifosi nella Curva Nord "Massimiliano Catena"

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COSENZA – «Sai quand’è stata l’ultima volta che sono entrato in Curva Nord? Cosenza-Ancona, gol di Paschetta all’ultimo minuto». La rete del difensore venuto dal Tirreno alla sesta giornata del campionato di Serie B regalò ai Lupi di Bortolo Mutti il primo posto. Era l’8 ottobre del 2000, nuovo millennio, oltre 20 anni fa.

Salendo i grigi scaloni della Curva “Massimiliano Catena” i tifosi celano l’emozione con l’amarcord e con i commenti sul green pass. Dopo lo strano esordio di dieci giorni fa contro il Vicenza – con una partecipazione solo parziale dei supporters rossoblù – è chiaro che c’è qualcosa di diverso in questo modesto Cosenza-Como, quinta giornata del campionato cadetto 2021/2022.

Il Cosenza di oggi, rispetto a quello che accarezzò il sogno della massima serie, è tutta un’altra cosa. Questa squadra messa su in pochi giorni ha ambizioni diverse, ma lotta. Piace alla tifoseria scottata dalla retrocessione, snervata dall’attesa per la riammissione, eccitata per il ritorno allo stadio in questa strana cosa che è il calcio durante il Covid.

Le chitarre dei Lumpen devono ancora entrare negli altoparlanti quando si alza un primo coro (semi)inedito: «Siamo la Nord, vogliamo vincere». A cantarlo, nell’affollato anello superiore, tante vecchie facce ma anche molti “Lupacchiotti”. Per i più giovani, dopo 18 mesi di impianti deserti, è la prima volta al “San Vito-Marulla”.

Ci sono i ragazzi degli Anni Ottanta – orfani della Tribuna B chiusa per inagibilità – e i tifosi, riuniti dietro lo striscione “Cosenza”, che si battono per porre fine alle divisioni che da anni affliggono la comunità ultrà rossoblù. Sventola anche la bandiera col volto di Denis Bergamini, nonostante la discussione con le autorità nata qualche minuto prima ai cancelli.

Probabilmente il vessillo che ritrae il calciatore del Cosenza morto in circostanze oscure il 18 novembre 1989 era sfuggito al rigido meccanismo di registrazione che proibisce di “introdurre in tutti gli impianti sportivi striscioni e qualsiasi altro materiale ad essi assimilabile se non espressamente autorizzato”. Alla fine ha prevalso il buonsenso.

Circa 150 metri più in là è folta la rappresentanza ultrà anche in Curva Sud. Un mese fa hanno deciso di proseguire la protesta contro le norme anti-Covid negli stadi, lasciando però libertà di scelta ai singoli gruppi che fanno parte del tifo organizzato della “Bergamini” sulla partecipazione alle gare casalinghe e in trasferta. Per questo motivo lo striscione “Ultrà Cosenza 1978” non c’è.

All’ingresso in campo anche loro si uniscono alle note di “Sembra impossibile” e l’urlo del San Vito circonda i pochi (e coraggiosi) supporters lariani giunti in Calabria di martedì sera. Magia del calcio, per qualche minuto sembra tutto normale.

Il resto è cronaca sportiva. Il pubblico ricorda il segretario Massimo Bandiera (LEGGI), i tifosi cantano, Gabriele Gori incanta, i ragazzi di Zaffaroni soffrono, Vincenzo Millico la chiude, il Cosenza vince 2-0. Dopo cinque partite la squadra rossoblù ha sette punti ed è a metà classifica. Sabato pomeriggio al “Marulla” arriverà il Crotone per la sesta giornata del campionato. Ventuno anni dopo la “zampata” di Paschetta.

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