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Centrale di Scandale, 12 indagati per maxi truffa
In Inchiesta coinvolto anche ex ad di Barclays

Calabria

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CROTONE - Accumulare debiti per poi fallire, senza restituire i contributi percepiti che dovevano servire per realizzare opere rimaste, invece, fantasma. Il bluff era questo. Almeno in base all'ipotesi che ha fatto scattare l'avviso di conclusione delle indagini per dodici "eccellenti", otto dei quali, nel marzo 2011, furono destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta Energopoli, avviata dal pm Pierpaolo Bruni (poi passato alla Dda di Catanzaro) per far luce su presunte irregolarità nella costruzione della centrale a turbogas di Scandale e portata a termine dalla sua collega Luisiana Di Vittorio. Fra gli indagati anche l'ex ad di Barclays Vittorio De Stasio. Ruotava attorno a falsi aumenti di capitale della società Eurosviluppo industriale la presunta truffa per circa 15 milioni di euro scoperta dalla Guardia di finanza. 

Gli uomini del tenente colonnello Teodosio Marmo hanno notificato gli avvisi a Aldo Bonaldi, di 54 anni, di Soresina (Cremona), residente nel Principato di Monaco; Roberto Baroni (60), di Pavia e residente a Tunisi, Giuseppe Carchivi (51), di Isola Capo Rizzuto e residente a Colle Val D'Elsa (Siena); Roberto Mercuri, di 42 anni, di Lamezia Terme e residente a Milano; Annunziato Scordo (67), di Bovalino e residente a Catanzaro; Michelangelo Marinelli (42), di Modena; Corrado Ciccolella (57), di Molfetta e Alessandro Argentini (53), di Torino; Francesco Graziani (69), di Crotone; Giuseppe Laratta (46), di Crotone; Andrea Gobbi (57), di Milano; Maria Vittorio De Stasio (54), di Milano. Bonaldi è l'amministratore della Eurosviluppo industriale ed amministratore, di fatto, della Pianimpianti, le due società coinvolte nella truffa. Baroni e Carchivi vengono indicati dagli inquirenti come le persone con la collaborazione delle quali Bonaldi, indagato chiave, avrebbe attuato le condotte fraudolente che gli vengono contestate. A tutti viene contestata l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi ottenuti grazie all'utilizzo dei finanziamenti percepiti illecitamente. Nel calderone della presunta associazione a delinquere ci sono tutti gli indagati, ovvero un gruppo di imprenditori che avrebbero costituito e gestito società utilizzate per accaparrarsi contributi pubblici, e in particolare quelli del Contratto di programma di Scandale, non realizzando le opere previste e polverizzando, anche attraverso trasferimenti all'estero, i fondi.
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