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Disastro ambientale, 23 indagati nel Cosentino
Coinvolti dieci sindaci, sequestrati i depuratori

Calabria

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COSENZA - Una vasta operazione, effettuata dal Corpo forestale dello Stato e dalla Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro (Cs), è stata portata a conclusione sul territorio della provincia di Cosenza per il sequestro di 10 depuratori di comuni dello ionio cosentino. Sequestrati gli impianti di Rossano, Corigliano, Bocchigliero, Caloveto, Paludi, Campana, Terravecchia e Longobucco. Il procuratore facente funzioni di Rossano (CS), Eugenio Facciolla, ha denunciato i sindaci dei 10 comuni della fascia ionica cosentina interessati dai sequestri degli impianti di depurazione effettuati oggi dagli agenti del Corpo forestale dello Stato e dagli uomini della Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro. 

L’operazione denominata 'Calipsò è il risultato di indagini protratte nel tempo e condotte dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (Nipaf) di Cosenza, che avrebbe accertato negli impianti, «alcuni dei quali fatiscenti, una sistematica attività di raccolta e smaltimento non autorizzato dei rifiuti costituiti dalle acque reflue urbane e dai fanghi derivanti dal trattamento di tali acque attraverso gli impianti stessi. L'attività sarebbe avvenuta in totale assenza di depurazione dei reflui urbani e la situazione sarebbe risultata ancora più grave dopo gli esiti delle analisi dell’Arpacal effettuate nei vari impianti, che hanno evidenziato il netto superamento dei limiti tabellari previsti dallle norme in materia ambientale». I risultati delle analisi dell’Arpacal, spiega la nota, «hanno registrato un’alta concentrazione, sia nelle acque interne che nei terreni, di carbonio organico disciolto (Doc), di richiesta biochimica di ossigeno (Bod5) e di Escherichia coli». Complessivamente sono ventitrè gli indagati, tra cui amministratori e i tecnici comunali, che dovranno rispondere dei presunti reati di disastro ambientale e di danneggiamento di acque pubbliche.

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