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Conto alla rovescia per l'apertura della caccia
Calano licenze. Allarme cinghiali nel Catanzarese

Calabria

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E' ORMAI iniziato il conto alla rovescia per l'avvio della nuova stagione venatoria. In particolare, il calendario venatorio prevede diverse fasi per l'apertura a seconda delle singole specie. Si parte il 7 e il 14 settembre con la pre-apertura per la tortora e e il colombaccio esclusivamente da appostamento. Da domenica 21 settembre si prosegue con tortora, quaglia, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza, folaga, alzavola, mestolone, canapiglia, fischione, germano reale, codone, marzaiola, beccaccino, moriglione, frullino, pavoncella, gallinella d'acqua, porciglione, combattente, lepre comune e volpe.

Per la caccia al cinghiale, invece, la partenza è prevista per il 28 settembre, quindi si prosegue da mercoledì 1 ottobre per allodola, colombaccio, fagiano, merlo; da domenica 5 ottobre: cesena, tordo bottaccio, tordo sassello; da mercoledì 15 ottobre per la beccaccia.

 

Sulla caccia al cinghiale è stato stabilito che le modalità di esercizio per della caccia al cinghiale per l'imminente stagione venatoria non subiscono alcuna variazione, restando difatti tutto immutato come la passata stagione. Una situazione totalmente diversa rispetto a quella di Torre di Ruggiero, nel catanzarese, dove il sovraffollamento della popolazione selvatica costituisce una «seria, concreta grave e attuale minaccia per la sicurezza e la pubblica incolumità». Per questo, il sindaco Giuseppe Pitaro ha emesso per questo un’ordinanza contingibile e urgente che dispone per il territorio del suo comune e secondo le norme in vigore nel calendario venatorio «l'apertura anticipata della caccia ai cinghiali».

Il presidente provinciale di Cosenza dell'Associazione nazionale libera caccia, Pasquale Paradiso, ha evidenziato in una nota un calo sensibile delle licenze di porto di fucile per uso caccia, condizione creata anche e soprattutto dalla «grande crisi che stiamo attraversando», ma anche dalla «carenza di selvaggina ed una martellante politica di discredito verso la categoria».

 

 

 

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