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Marlane, dura requisitoria sui veleni in fabbrica
Chieste 11 condanne: c'è pure il patron Marzotto

Calabria

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PRAIA A MARE (CS) – Il processo Marlane punta dritto verso la conclusione. Ieri i pubblici ministeri, Maria Camodeca e Linda Gambassi hanno indicato le richieste di condanna degli imputati che variano dai tre ai dieci anni. La pena più alta è stata chiesta per l'ex sindaco di Praia a Mare, Carlo Lomonaco. Per il “patron” della fabbrica, Pietro Marzotto, l'accusa chiede la reclusione a sei anni. 

C'è da dire, fra l'altro, che all'inizio dell'udienza è intervenuto anche il procuratore capo Bruno Giordano che ha fatto accenno all'iter processuale, recuperato in un momento in cui languiva. Lo sforzo della Procura paolana per garantire le udienze e per fare in modo che si chiudesse entro i termini evitando prescrizioni. Il Procuratore ha detto che si assumeva le responsabilità delle richieste fatte in udienza anche dai Pm Camodeca e Gambassi.

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Il presidente Domenico Introcaso ha ascoltato con attenzione le circa otto ore di requisitoria dell'accusa. Ma andiamo alle richieste di condanna. L'accusa ha chiesto l'assoluzione di Ivo Comegna, per i reati contestati, per non aver commesso il fatto. 

Per l'ex sindaco di Praia a Mare, responsabile del settore tintoria e poi dirigente della fabbrica, Carlo Lomonaco, è stato chiesto il riconoscimento di responsabilità per i reati relativi all'omissione dolosa di cautele sul lavoro e disastro ambientale limitatamente alle malattie e agli infortuni di quindici operai. La condanna per la morte di altri cinque operai. La richiesta è di 10 anni di reclusione così calcolati: “pena base per il reato più grave di cui al 434 (disastro ambientale), anni 3, di reclusione aumentata per la continuazione con l'art. 437 (infortuni sul lavoro), alla pena di anni 6 di reclusione e ulteriormente aumentata per la continuazione con i reati di cui all'art. 589 (omicidio colposo) alla pena finale”. 

L'accusa ha poi ritenuto che l'industriale Pietro Marzotto, venga riconosciuto responsabile dei reati relativi al capo G, in buona sostanza il disastro ambientale, e condannato alla pena di 6 anni di reclusione. 

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Lamberto Priori, per l'accusa, dovrebbe essere condannato alla pena di 7 anni e 6 mesi per il reato più grave relativo agli infortuni sul lavoro, aumentata per la continuazione con i reati di omicidio colposo. Malattie e infortuni per 13 ex dipendenti della fabbrica tessile, e il decesso di cinque operai.

Silvano Storer potrebbe essere riconosciuto responsabile del reato al Capo G, disastro ambientale, e quindi condannato alla pena di 5 anni; stessa richiesta per altri ex dirigenti della fabbrica praiese: Antonio Favrin e Jean De Jagher; anche per questi ultimi l'accusa chiede la reclusione a 5 anni. L'accusa chiede che Attilio Rausse sia riconosciuto dei reati di disastro ambientale ed infortunio ai danni di due ex operai con la pena a 3 anni di reclusione. Per Lorenzo Bosetti è stata chiesta la condanna a 5 anni. Per Vincenzo Benincasa, il riferimento è agli infortuni di tredici operai e al decesso di altri tre. La richiesta del Pm è di 8 anni di reclusione. Per Salvatore Cristallino la richiesta è di 3 anni di reclusione relativamente al decesso di due operai. 

Lista più lunga per Giuseppe Ferrari, per il quale l'accusa chiede la pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione relativamente alle malattie e agli infortuni di tredici operai e al decesso di cinque lavoratori.

Vi sono poi diverse richieste di assoluzione con la formula “Perché il fatto non sussiste” per tutti gli imputati e con riferimento alla posizione di alcuni lavoratori. E' subentrata l'assoluzione per estinzione del reato per intervenuta prescrizione in relazione alle malattie ai danni di di alcuni lavoratori, così anche per il reato del disastro ambientale. Si torna in aula il prossimo 3 ottobre, con l'intervento delle Parti civili. Il giorno dopo è previsto l'intervento dei responsabili civili: Ministero, Marzotto, Eni, Regione. Poi gli avvocati degli imputati. 

Come è noto il processo Marlane ha concentrato per un po’ di tempo anche l’attenzione dei media nazionali, non solo per la presenza dell’industriale Marzotto, ma anche per una sorta di parallelismo con il processo relativo alla fabbrica della Thyessenkrupp. C’è ora attesa per l’intervento delle Parti civili. L’avvocato Lucio Conte non ha mai nascosto la sua posizione rigida sulla vicenda che ha coinvolto direttamente la popolazione dell’alto tirreno cosentino e della costa lucana e della bassa provincia di Salerno.

 

 

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