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Maxi truffa con un'azienda fantasma a Lamezia
Sequestrati 11 milioni beni per progetto mai avviato

Calabria

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LAMEZIA TERME - Ammonta a 11 mlioni e mezzo di euro la truffa scoperta dali uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro che hanno eseguito un provvedimento emesso dal Gip presso il tribunale di Velletri nei confronti di una società, la Ilsap s.r.l., con sede legale a Latina e stabilimento produttivo a Lamezia Terme, destinataria di un contributo pubblico pari alla somma sequestrata, erogato in parte dall’Unione Europea ed in parte dallo stato italiano. 

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria del capoluogo calabrese, nel corso della mattinata hanno sequestrato un capannone industriale a Lamezia Terme, ed hanno tratto in arresto tre fratelli originari di Latina, imprenditori nel settore della produzione di carburanti e titolari della società coinvolta. Le fiamme gialle hanno inoltre eseguito la misura cautelare personale dell’obbligo di dimora ad un professore ordinario di una università napoletana e ad un altro soggetto, tutti coinvolti a vario titolo nell’esecuzione di una complessa truffa ai danni dello stato e dell’Unione Europea per il percepimento di contributi pubblici. A loro si aggiungono altre due persone. Sono stati anche sequestrati i conti correnti, le quote sociali e tutte le disponibilità mobili ed immobili. 

LA MORTE DEGLI OPERAI - Lo stabilimento industriale sequestrato è lo stesso nel quale a settembre dello scorso anno morirono tre operai a causa dello scoppio di un silos dopo una fiammata. I lavoratori erano impegnati in un intervento di manutezione. Per quelle morti venne indagato l'amministratore della società (LEGGI).

IL PROGETTO INNOVATIVO - L’azienda beneficiaria dei contributi statali si sarebbe dovuta impegnare nella realizzazione di un progetto di natura scientifica sullo studio, la sperimentazione, lo sviluppo ed, infine, la produzione di un innovativo carburante "bioavio" per l’aeronautica civile e per gli impianti di produzione di energia alimentati da turbine a gas. Il combustibile da biomassa, secondo le teorie sottoposte all’attenzione del ministero per lo sviluppo economico per ottenere il finanziamento, avrebbe dovuto essere ottenuto dalla lavorazione degli scarti di macellazione, in particolare da carcasse di bovini, e doveva essere utilizzato per alimentare turbine per la produzione di energia elettrica e per diluire il gasolio utilizzato nell’aviazione civile in modo da ridurre l’inquinamento e, in particolare, le emissioni di co2. 

LE VERIFICHE - L'inconsistenza del progetto serebbe però emersa sin dalle prime fasi dell’indagine, quando i militari, accedendo all’interno dell’stabilimento di Lamezia Terme, si sono resi conto che non era stata avviata alcuna significativa attività di studio e ricerca. I finanzieri hanno proceduto allo studio della copiosa documentazione acquisita nonchè all’ascolto delle numerose persone coinvolte nel progetto, facendo emergere elementi che avrebbero condotto ad accertare la truffa da parte dei tre fratelli, componenti della compagine societaria della Ilsap s.r.l.  

FATTURE E DOCUMENTI FALSI - I responsabili dell’azienda, per ottenere l’erogazione del contributo, avrebbero fatto uso di fatture e documenti falsi per dimostrare spese e costi insussistenti. La fase di studio del progetto produttivo era stata, di fatto, svolta fuori della Calabria, con personale dipendente che, pur formalmente coinvolto nel programma scientifico, non aveva affatto partecipato all’attività di ricerca e, per la maggior parte, non aveva mai neanche visto la sede di Lamezia Terme, nonostante il finanziamento avesse come principale scopo quello di promuovere lo sviluppo di attività imprenditoriali in regioni depresse come la Calabria. La scoperta dei finanzieri ha prodotto la revoca del finanziamento ed il sequestro di tutto quanto già percepito dalla società. 

IL DOCENTE COMPLICE - Elemento di particolare gravità, secondo gli inquirenti, è risultato essere il coinvolgimento nella truffa di un docente d universitario nominato dal ministero dello Sviluppo Economico esperto scientifico per la valutazione degli aspetti tecnici del progetto e che avrebbe approvato l’assegnazione del cospicuo finanziamento pubblico. Dalle indagini sarebbe emerso il suo conflitto d’interessi in quanto il dipartimento universitario a cui il docente apparteneva aveva poi effettuato, nei confronti della stessa Ilsap, consulenze per 660.000 euro. 

Le indagini hanno consentito, peraltro, di accertare che lo stesso docente, in relazione al progetto Ilsap, è stato beneficiario di somme in denaro confluite nei suoi conti personali. Sono stati inoltre denunciati il legale rappresentante e socio della Ilsap s.r.l., due soci, il docente universitario coinvolto ed ilegali rappresentanti di due società fornitrici, ritenuti, a vario titolo e in concorso fra loro, responsabili dei reati di truffa pluriaggravata per il conseguimento indebito di cospicue erogazioni pubbliche, di una serie di falsità ideologiche e materiali, e di abuso d’ufficio.

 

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