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Maxi operazione anti 'ndrangheta: 26 arresti nel Reggino. In manette sindaco e vicesindaco. E c'è un attivista grillino

Calabria

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L'ex sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi

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REGGIO CALABRIA - Svela intrecci con le amministrazioni pubbliche e infiltrazioni nell'economia e nel commercio la maxi operazione contro la 'ndrangheta scattata nella Piana di Gioia Tauro. I carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria dalle prime ore del giorno hanno eseguito 26 decreti di fermo emessi dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura reggina a carico di appartenenti della cosca di 'ndrangheta dei Bellocco, una delle più potenti di tutta la Calabria. E tra le persone finite in manette c'è anche il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, eletto con una lista civica ma di area Pd. E' accusato di concorso esterno. Coinvolti anche altri amministratori locali: si tratta in particolare del vicesindaco di San Ferdinando Santo Cieli e di un ex consigliere comunale e attivista grillino, Giovanni Pantano.

IL VIDEO: COSI' PANTANO SI PRESENTAVA AGLI ELETTORI M5S

I LEADER DELLA PROTESTA SULLE ARMI SIRIANE - Pantano il primo luglio si era dimesso dal Consiglio comunale per protestare contro l'operazione di trasbordo delle armi chimiche siriane avvenuto nel porto di Gioia Tauro, che ricade nel territorio comunale di San Ferdinando e contro il quale si battè con energia anche Modaffari.

LO SPECIALE: FOTO E VIDEO DEL TRASBORDO DELLE ARMI SIRIANE

IL M5S: PANTANO NON E' ELETTO CON NOI - Sebastiano Barbanti, deputato calabrese pentastellato, a proposito di Pantano ha poi precisato: «A San Ferdinando non esiste alcuna lista certificata del movimento e quindi Pantano, non risultando essere un nostro eletto, non ci rappresenta in alcun modo». Pantano, infatti, era entrato nel consiglio comunale di San Ferdinando con una lista civica ma poi ha sposato la causa grillina fondando il meetup di San Ferdinando. «Ci tengo a rassicurare sul fatto che la selezione di chi viene chiamato a spendere il nome del M5S è certosina e sottoposta al vaglio implacabile delle informazioni reperite dalla nostra rete», aggiunge l'altro parlamentare grillino Molinari.

Anche il Pd ha preso le distanze dal sindaco Modaffari, dichiarando che il primo cittadino non risulta iscritto al partito.

GLI AFFARI DELLA COSCA BELLOCCO - Il blitz, denominato "Eclissi", ha colpito la componente della cosca operativa all’interno della "locale di San Ferdinando" nell’omonimo centro sulla costa tirrenica della provincia di Reggio Calabria. Numerosi i reati accertati in ordine all’associazione mafiosa tra cui traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti e intimidazioni. E diverse sono le aziende sottoposte a sequestro da parte degli investigatori, che hanno condotto accertamenti patrimoniali sui beni delle cosche: ristoranti, negozi, attività imprenditoriali. 

Modafferi e gli altri amministratori locali coinvolti nell'operazione avrebbero favorito il rilascio di licenze e autorizzazioni per negozi nella disponibilità della cosca.  Il sindaco di San Ferdinando si trova ora agli arresti domiciliari, ha spiegato il colonnello Lorenzo Natalino Falferi, comandante provinciale di Reggio Calabria. Avrebbe assicurato uno "specifico e consapevole contributo alla cosca". In particolare Madafferi avrebbe agevolato il rilascio di false attestazioni anagrafiche per aiutare l’organizzazione, il rilascio di licenze e autorizzazioni per l’apertura di negozi e attività commerciali, facilitazioni e informazioni per permettere alla cosca di aggiudicarsi appalti relativi alla gestione della raccolta dei rifiuti solidi urbani. 

Lo scorso anno i carabinieri avevano arrestato il comandante ed un agente della polizia municipale di San Ferdinando perché avrebbero agevolato la cosca Bellocco nell’intestazione fittizia di un bar.

COMMISSARIATO IL COMUNE - In attesa di un eventuale scioglimento, il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, ha nominato il viceprefetto vicario, Cosima Di Stani, commissario del Comune di San Ferdinando, per esercitare le funzioni di sindaco e Giunta. «La nomina - è detto in un comunicato della Prefettura - si è resa necessaria a seguito dell’esecuzione del provvedimento di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di ReggioIl provvedimento è motivato dall’esigenza indilazionabile di assicurare la regolare gestione di quel Comune, nonché lo svolgimento delle iniziative avviate, nella mattinata odierna, nei confronti dell’attendamento dei migranti sito in quel territorio».

Sull'ipotesi di scioglimento si era espresso, invece, il procuratore De Raho: «Stamattina - ha detto il procuratore - c'è stata una riunione con il prefetto al quale invieremo il provvedimento di fermo, indipendentemente da quella che sarà la valutazione del giudice, per gli elementi che potranno essere utili al fine di valutare l’eventuale invio di una commissione d’accesso».

LE MINACCE AL MARESCIALLO - «Deve soffrire per quello che sta facendo». Destinatario delle minacce captate dai Carabinieri durante le intercettazione sulla cosca Bellocco, era il maresciallo comandante della Stazione di San Ferdinando. «Quel che stava facendo», ha chiarito il colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale dell’Arma, «era il suo lavoro, le indagini condotte dalla Stazione di San Ferdinando». 

Il tenore delle minacce, quel soffermarsi degli interlocutori sul concetto che «deve soffrire», hanno fatto temere gli investigatori per l’incolumità , non tanto del maresciallo stesso, quando dei suoi più stretti congiunti, e in particolare della figlioletta. Sia il procuratore Cafiero De Raho che l’aggiunto Ottavio Sferlazza si sono complimentati con i Carabinieri, e in particolare proprio con la Stazione di San Ferdinando, per l’ottimo lavoro investigativo che, condotto come sempre in sinergia con tutte le componenti territoriali dell’Arma, ha consentito il buon esito dell’indagine.

 

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