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Libera progetta nuovo presidio nel Cosentino
Don Ciotti: «Antimafia? Serve concretezza»

Calabria

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CETRARO (CS) - «La responsabilità è la spina dorsale della Costituzione italiana» e per rendere «solida» la democrazia è necessario «essere protagonisti del cambiamento». Don Luigi Ciotti rivolge un appello alle coscienze dall'altare di Cetraro, parlando all'incontro che chiude il centenario delle celebrazioni per la nascita del senatore Giuseppe Militerni e apre la nuova avventura di "Libera" sul Tirreno cosentino. L'associazione impegnata nella lotta contro le mafie avvia il percorso per creare un nuovo presidio nella zona. E don Ciotti benedice l'iniziativa ricordando numeri che chiamano in causa tutti: un italiano su 5, ha detto, si dichiara disposto ad acquistare prodotti in esercizi commerciali frutto di riciclaggio mafioso, purché i prezzi siano convenienti. E a Causa della crisi, sei italiani su dieci senza lavoro sono pronti ad accettare un impiego in un'attività che sia frutto di proventi illegali. «Oggi - ha sottolineato don Ciotti - tutti dicono di essere antimafia, ma manca la concretezza». Le parole, ha aggiunto, sono state «rubate», a partire da "legalità", un termine che don Ciotti definisce ormai «malleabile».

«Mai compromessi verso il basso», ammonisce il sacerdote davanti a una platea che ha seguito numerosissima l'incontro voluto dal parroco di Cetraro, don Ennio Stamile, che ha celebrato in precedenza la messa insieme al fondatore di Libera. Don Ciotti ha ricordato che «i diritti non possono essere sostituiti dai favori calati dall'alto». E ha poi ricordato che "responsabilità" ha la stessa radice del termine "risposta": «Si tratta - ha spiegato - di capire a chi si risponde. Si può rispondere a se stessi, che è la cosa più rassicurante. Ma questo rende schiavi dell'egoismo. Oppure si può rispondere ai bisogni dell'altro. E questa è davvero una scelta che rende liberi».

 

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