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Nata invalida al 100% dopo il cesareo, a Cosenza
avanzata una richiesta di risarcimento milionaria

Calabria

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COSENZA - Chiara (il nome è di fantasia) ha 16 anni e vive a Cosenza. Dalla nascita è invalida al 100%. E’ nata all’ospedale di San Giovanni in Fiore a seguito di un parto cesareo, eseguito prima della 39ª settimana. Da qui la presunta mancata ossigenazione del cervello e i gravissimi danni riportati dalla bimba, che fu trasferita all’ospedale di Crotone e quindi trasportata con un aereo militare al “Bambin Gesù” di Roma, dove fu sottoposta a una terapia intensiva. 

I medici che eseguirono l’intervento furono indagati e quindi rinviati a giudizio. Alla fine sono stati assolti in sede penale in quanto ha prevalso la tesi del ritardo di crescita infrauterino del feto. La vicenda ora è al vaglio del tribunale di Cosenza, sezione civile, cui si è rivolto l’avvocato Egidio Tucci, del foro bruzio, subentrato alla difesa dei genitori e dei fratellini della piccola, che ha chiesto 5 milioni di euro di risarcimento all’Asp di Cosenza. Secondo Tucci, che si è avvalso della consulenza di due medici legali specializzati in Ginecologia e Neonatologia, «non v’era alcun ritardo di crescita, considerato l’ottimo peso placentare unito alle caratteristiche del liquido amniotico, limpido e presente». Ci sarebbe stato dunque «un erroneo presupposto che si trattasse di gestazione a termine», coi due ginecologi che avrebbero eseguito «immotivamente il cesareo a freddo, con il rischio d’esporre il neonato a pregiudizievoli conseguenze, di fatto verificatesi».

Da qui la richiesta di risarcimento danni, estesa anche ai due medici che eseguirono il cesareo e che sono stati assolti in sede penale. Di questi ultimi giorni la notizia che il giudice De Sanso, del tribunale di Cosenza, ha nominato come proprio consulente il professore Buccelli, ordinario di Medicina Legale presso l’Università di Napoli, il quale dovrà accertare - per come richiesto dall’avvocato Tucci - se il taglio cesareo “a freddo”, specie se effettuato (come nel caso di Chiara) in presidi ospedalieri carenti di specifiche figure professionali di supporto e d’apparecchiature indispensabili in caso di pericolo, può causare al neonato ipossia-ischemia cerebrale, con danni irreversibili. 

L’esperto il prossimo 10 dicembre si presenterà dinanzi al giudice per l’ufficializzazione della nomina e dei quesiti. Secondo l’avvocato Tucci siamo di fronte a «un caso finora non considerato con la dovuta attenzione». Sono infatti passati 16 anni e ancora ci si interroga se ci sono state responsabilità mediche. Nella richiesta dei danni sono inserite anche le spese che la ragazzina dovrà sostenere per dei delicati e costosissimi interventi chirurgici in America.

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