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La guerra tra le cosche di Lamezia, depone in aula
il boss pentito Giuseppe Giampà: ecco gli equilibri

Calabria

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LAMEZIA TERME - Giornata intensa a Lamezia Terme dove, nel corso del processo scaturito dall'operazione "Perseo" che vede alla sbarra 21 imputati, ha deposto in audio conferenza il boss pentito Giuseppe Giampà. L'ex capo cosca di Lamezia è intervenuto da una località protetta.

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Nel corso delle sue dichiarazioni, Giampà ha ricostruito gli inizi della guerra di mafia nela città tra i Giampà ed i Torcasio, Cerra, Gualtieri fino al 200 alleati in un'unica cosca. Giampà ha aggiunto che con i Iannazzo aveva rapporti imprenditoriali per gestire le estorsioni e alcuni lavori. Ai Iannazzo erano stati affidati, secondo quanto sostenuto dal collaboratore, i territori di Sant'Eufemia, l'area industriale, l'aeroporto e la fascia costiera fino a Nocera. Ai Giampà il territorio di Nicastro, via del Progresso, Feroleto e Pianopoli. Inoltre Giampà ha detto che la cosca faceva numerose truffe alle assicurazioni con la complicità di avvocati, periti, assicuratori e un medico ortopedico. Il boss ha fatto i nomi dell'avvocato Lucchino, del perito Rotundo, dell'ortopedico Petronio, dell'assicuratore Mascaro e dell'avvocato Scaramuzzino.

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Spazio anche ai rapporti tra il clan e la politica: «I politici facevano a gara per venire da noi - ha detto il boss - e l'avvocato Scaramuzzino mi fece incontrare il senatore Aiello per avere il nostro appoggio alle elezioni regionali del 2010, elezioni che potevano aiutarci nella concessione degli appalti». Dalle domande del pubblico ministero Elio Romano, è emerso che i rapporti con i Iannazzo li teneva Saverio Cappello, quindi Angelo Torcasio. Poi anche lo stesso boss Giampà avrebbe intrattenuto dei rapporti con Vincenzo Iannazzo detto il Moretto e Antonio Provenzano.

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La spaccatura con i Torcasio è arrivata, secondo il boss pentito, dopo che i Giampà, nel 2000, si erano dissociati dall'omicidio di Giovanni Torcasio, detto "U Mindicu", ucciso nel mese di dicembre dello stesso anno. 

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