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«Ti stupriamo e prendiamo i tuoi figli», le minacce
della cosca ad una famiglia vibonese sotto usura

Calabria

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VIBO VALENTIA - La testimone di giustizia Francesca Franzé, che assieme al marito, l’imprenditore Giuseppe Grasso, vive sotto protezione dal 2005, anno in cui presentò una denuncia contro alcuni esponenti della cosca Mancuso da cui scaturì l’operazione "Odissea", ha deposto al processo "Black Money" in corso a Vibo Valentia. 

La donna, nel corso dell’esame, durato oltre tre ore e mezza, ha riferito al Tribunale delle numerose minacce di morte, alcune delle quali rivolte anche ai suoi bambini, che avrebbe ricevuto da esponenti della cosca. Francesca Franzè ha parlato anche di pestaggi selvaggi e di minacce di stupro che sarebbero state messe in atto qualora la coppia non avesse saldato il debito contratto con la cosca che l’aveva, secondo il racconto della teste, sottoposta ad usura.

Francesca Franzé ed il marito, titolari di due ditte edili ed elettroniche, sono stati costretti nel corso degli anni a chiudere ogni attività sia per fallimento, sia per decisione d’ufficio della Camera di commercio. La donna ha puntato il dito, in particolare, contro il boss Giovanni Mancuso, riferendo precisando che «fu lui - ha detto - a minacciare di morte me, mio marito ed i nostri bambini se non avessimo pagato i debiti. Uomini del clan mi dissero poi che prima mi avrebbero violentata e poi buttata in una fossa». 

Ancora più dettagliata la deposizione del marito della donna, Giuseppe Grasso, che ha risposto alle domande del pm Marisa Manzini e del collegio di difesa in ordine ai diversi episodi di usura, estorsione, danneggiamenti, minacce e aggressioni che avrebbe subito ad opera sia degli imputati del processo in corso col rito ordinario che di quelli già condannati in abbreviato.

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