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Incontro con Lupi e le intercettazioni della cricca
Ecco gli appetiti per fare lievitare i costi dell'A3

Calabria

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COSENZA - Un appalto da 424 milioni di euro per realizzare 21 km di autostrada non rappresenta una grande opera. E anche se – come nel caso del terzo macrolotto della Salerno-Reggio Calabria – il costo lievitasse prima a 530 e poi a 600 milioni, il risultato finale non reggerebbe il confronto con i 10 miliardi dell’autostrada Orte-Mestre o con i cento delle linee Tav. 

Anche per questo, secondo la Procura di Firenze, nel capitolo calabrese dell’inchiesta “Sistema” non si registrano intromissioni da parte di Ettore Incalza, il deus ex machina dei grandi appalti in Italia. Il suo nome non figura mai nella vicenda del macrolotto cosentino, finito anch’esso nella collezione di incarichi assegnati all’ingegner Stefano Perotti, romano d’origine ma fiorentino d’adozione: il nome di Incalza no, ma quello di Maurizio Lupi sì. 

Il presunto coinvolgimento di quest’ultimo emerge da una serie di intercettazioni telefoniche effettuate a marzo del 2014, periodo in cui i lavori sul cantiere calabrese dell’A3, nel tratto compreso tra Campotenese e Laino Borgo, erano stati messi a rischio da un aumento dei costi ritenuto eccessivo dall’Anas. Sarebbe stato allora che, per sbloccare la situazione, Stefano Perotti tentò un abboccamento con l’ormai ex ministro dei Trasporti. 

A procurargli l’appuntamento fu Franco Cavallo, alias “Zio Frank”, un altro degli attuali indagati, ritenuto uno dei fedelissimi dello stesso Lupi. Cavallo e Perotti andarono a incontrarlo il 17 marzo alla Fiera di Milano e, durante il tragitto in auto, l’ingegnere spiegava a Zio Frank ciò che gli stava a cuore, ignorando però la presenza di una cimice piazzata dai carabinieri all’interno del veicolo. 

Perotti, in particolare, informava l’interlocutore di aver ottenuto l’ok alla sua nomina a direttore dei lavori sull’A3 in Calabria, spiegandoli poi come due dirigenti dell’Anas stessero facendo «problemi» al contraente generale, ovvero l’impresa vincitrice dell’appalto – il consorzio Italsarc – che pretendeva più soldi a causa di alcune varianti che avevano fatto salire la spesa a 600 milioni di euro: ben 176 milioni in più, dunque, rispetto all’importo di aggiudicazione. Capitali che l’Anas non sembrava disposta a investire, da un lato – sosteneva Perotti - per via della «permalosità» di uno dei due dirigenti; e dall’altro sulla scorta di una considerazione oggettiva: «Si sa che per questo lavoro, la disponibilità economica è di 530 milioni di euro». 

Una cifra superiore ai 424 milioni originari, ma ancora lontana da quota 600, dunque, anche se la conversazione tra i due si concludeva poi con accenti speranzosi: «Però la disponibilità di fondo c’è». L’ingegnere faceva bene a essere ottimista: «Allo stato – scrivono i magistrati – non risulta se, e in che modo, il ministro Lupi sia intervenuto a seguito della sollecitazione di Perotti». Di certo, invece, c’è il successivo evolversi degli eventi, documentato ancora dalle intercettazioni degli investigatori. Dopo il meeting con Lupi, infatti, Perotti riferisce a uno dei responsabili di Italsarc, Giandomenico Ghella – anche lui fra gli odierni indagati - di aver effettuato «quell’incontro». Precisa che l’esito è stato «abbastanza» positivo e lo rimanda per i dettagli a una successiva «chiacchierata». Nelle stesse ore, a lui si rivolge pure uno dei due dirigenti Anas, quello “permaloso”, e gli chiede di adoperarsi affinchè sia raggiunta una «soluzione equilibrata». Segue un’altra chiamata di Perotti a Ghella, il quale però non sembra intenzionato a recedere dalla propria posizione in merito all’aumento del prezzo. A questo punto l’ingegnere ricontatta il dirigente Anas, che sembra riporre molta fiducia nelle sue capacità di mediatore: «So di essere in buone mani (…) Ma tu sei riuscito a spiegargli la filosofia? (…) Non l’hanno capita». L’epilogo è di quelli in gloria. 

Il 20 settembre del 2014, infatti, i carabinieri del Ros di Firenze consegnano ai magistrati un’annotazione in cui si evidenzia come l’Anas abbia rinvenuto disponibilità economiche aggiuntive da destinare alla realizzazione dell’opera, dando il via ai lavori «per un importo complessivo dell'investimento di circa 600 milioni di euro». Risulta inoltre, che Stefano Perotti ha assunto la direzione dei lavori. «Non è dato conoscere il motivo per cui Anas abbia cessato la propria resistenza rispetto alle richieste del contraente generale, accogliendole integralmente», scrive la Procura nella richiesta di misura cautelare presentata poi al gip, ma tant’è: il motivo, più che ai giudici, bisognerebbe chiederlo ai filosofi.

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