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Tuffi di Capodanno, in Tv finisce il genero del boss

Ecco perché l'assessore di Tropea ha perso il posto

Calabria
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TROPEA - La revoca da assessore di Antonio Bretti (LEGGI) ha suscitato un vero e proprio terremoto politico. L’amministratore, da più parti considerato tra i più attivi dell’esecutivo municipale, è stato messo alla porta dal sindaco Pino Rodolico perché «con i suoi comportamenti ha leso l’immagine del Comune e si è allontanato dalle linee programmatiche dell’amministrazione». 

Delle motivazioni che hanno mandato su tutte le furie il destinatario del provvedimento che ancora e, almeno per il momento, preferisce rimanere abbottonato. Siamo andati a trovarlo nel suo studio (è un apprezzato fisioterapista) e nonostante le nostre insistenze non siamo riusciti a strappargli alcuna dichiarazione specifica. Alla fine si è limitato a dire: «Politicamente ci poteva anche stare la defenestrazione è il modo e la terminologia usati che mi hanno profondamente ferito. Per il momento preferisco tacere perchè potrei dire delle cose di cui poi pentirmi. Tuttavia, appena raccoglierò tutte le carte in mio possesso convocherò la stampa e spiegherò cosa ho fatto per la città e i motivi reali, al di là dei pretesti, che hanno determinato la mia cacciata dalla maggioranza». 

In una giornata segnata dalla delusione, comunque, non sono mancati momenti gratificanti: «In queste ore sto ricevendo tantissimi attestati di stima e solidarietà, mi stanno arrivando messaggi e telefonate da tutta Italia. Ma la soddisfazione maggiore è sentire l’indignazione dei tropeani per quanto a me accaduto. Questo mi gratifica tantissimo anche perchè, pur non potendo e non volendo entrare in merito alla questione politica del ritiro delle deleghe, non posso non pensare alla forma ed alla sostanza di quanto scritto da Pino Rodolico, parole che non meritavo, non le meritavo davvero. Il tempo di recuperare la giusta serenità e avrò modo, carte alla mano, di dimostrare nei fatti di non aver certo leso io l’immagine di Tropea per come vergognosamente scritto nell’ordinanza del primo cittadino». In effetti, per tutta la mattinata il cellulare di Bretti non fa che squillare, così come non si contano i post sul suo profilo di facebook. 

Tra le tante persone a contattare l’ormai ex assessore l’attore e regista teatrale e cinematografico Saverio Vallone (figlio del grande Raf): «Mi è stata comunicata la notizia di quanto ti è stato fatto. Sono davvero dispiaciuto e costernato. I tropeani non possono che apprezzarti e ringraziarti per il lavoro da te svolto da quanto hai assunto l’incarico». 

 IL RETROSCENA


 

 Ma qual è stato il fattore scatenante che ha portato al “licenziamento” di Antonio Bretti. Presto detto. Il primo gennaio un gruppo di giovani della città ha organizzato, come ormai tradizione da anni, un tuffo in mare per festeggiare l’arrivo del 2015. Gli stessi hanno coinvolto l’assessore Bretti pregandolo di darne risalto sugli organi di stampa. Ed effettivamente sul posto si sono recate le telecamere della Rai che hanno trovato una spiaggia affollata di “intrepidi” bagnanti, turisti e curiosi. Più tardi si sono aggregati il vicesindaco Domenico Tropeano e il presidente del consiglio comunale Sandro D’Agostino che si sarebbero allontanati quasi immediatamente, dissociandosi successivamente dall’iniziativa. Fin qui nulla di male. Il problema è che tra gli intervistati, promotori dell’iniziativa, ci sarebbe stata una persona attenzionata dalle forze di polizia. Sembra, quindi, che nei giorni successivi sia Tropeano che Bretti siano stati convocati dai carabinieri della locale stazione al fine di dare chiarimenti sul’organizzazione di un fatto di costume di cui hanno dato conto anche il Tg1 e il Tg2. Un servizio che, nella prospettiva di Bretti, doveva esaltare le bellezze del litorale tropeano e che, invece, ha innescato l’azione punitiva del primo cittadino. «Mi riservo di spiegare come sono andati veramente i fatti - ha detto in proposito Bretti - io sono una persona perbene. Un ex carabiniere con un alto senso della legalità e del rispetto delle istituzioni».

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