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Escalation criminale a Vibo, dopo l'ennesima rapina
rafforzati i controlli su tutte le zone più sensibili

Calabria
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Nella foto: 
Cittadini davanti la prefettura di Vibo
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VIBO VALENTIA - Vertice nella sede della Camera di commercio di Vibo Valentia per fare il punto sulla situazione della sicurezza, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca con sei rapine nell'arco di una settimana. Dopo quella portata a termine nella serata di lunedì, ai danni di un tabaccaio di Vibo Valentia, un altro colpo è stato compiuto a Dasà, comune dell'entroterra vibonese, dove un malvivente a volto scoperto ha seguito e rapinato un ambulante.

Un incontro che ha fatto registrare alcuni momenti di tensione ma che alla fine ha trovato d’accordo la quasi totalità degli esercenti. In 50 hanno infatti mostrato interesse ad aderire al protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso novembre ed illustrato nei suoi dettami tecnici dal responsabile nazionale di Sicurshop Alessandro Marchese. Si tratta, nello specifico, di un dispositivo di sicurezza che, attraverso l’utilizzo di telecamere ad alta definizione e di apparecchi utilizzabili dagli stessi tabaccai in caso di aggressione, inseriti in un più ampio sistema, potrà consentire un più immediato intervento delle forze dell’ordine - in quanto tutto risulta collegato con le centrali operative di Carabinieri e Polizia - e, nel caso in cui i malviventi riuscissero a fuggire, di avere a disposizione elementi probatori più efficaci alla loro individuazione. Il tutto ad un costo definito irrisorio, ed effettivamente lo è, per gli associati alla Fit: 1.290 euro per 5 anni, vale a dire 70 centesimi al giorno, l’equivalente, dunque, di un caffè.

E gli interventi di Vincenzo Provenzano, presidente provinciale della Fit, di Giovanni Baglivo, uno dei rappresentanti nazionali della Federazione, di Marchese, Micucci e Scardecchia sono andati tutti in questa direzione. Prevenzione innanzitutto, dunque, come ad esempio - per come rilevato dal colonnello dei carabinieri - evitare di tenere nel locale l’incasso di tutta la giornata e, invece, di affidarla persone fidate per depositarlo alle casse continue, fare attenzione ai social network che veicolano ad un’ampia platea frammenti di informazioni personali che, per il calcolo delle probabilità, potrebbero raggiungere orecchie interessate, installare le telecamere in modo intelligente e fare in modo che «nessuno sappia che abbiate un porto d’armi perché questo deve rappresentare una sorpresa per il malvivente in quanto se questi viene a sapere che siete in possesso di una pistola, o vi evita, oppure verrà certamente armato e a quel punto la situazione potrebbe precipitare». Infine, l’invito alla collaborazione con le forze dell’ordine, anche fornendo indicazioni sommarie ed «evitando, come successo in qualche occasione, che, ad esempio, l’hard disk delle telecamere di sorveglianza venga svuotato dopo una rapina per non avere noie».

La questione sicurezza diventa «un cavallo di battaglia sul quale la categoria sta scommettendo in maniera convinta - ha rilevato Baglivo - proprio perché è sempre a rischio. Un furto o una rapina pesano molto sul bilancio di un’attività commerciale che potrebbe subire uno stop. E questo protocollo, che non è certo una forma di propaganda per la federazione, va in questa direzione con costi irrisori, nettamente più contenuti rispetto a chi si affida ad altri deterrenti, e con un intervento sicuro, immediato e costante. La paura c’è, ma non vincerà chi vuole farci vivere con questo stato d’animo».

 

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