Salta al contenuto principale

Il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar Lazio: Il comune di Joppolo non andava sciolto per ‘ndrangheta

Calabria
Chiudi
Apri
Nella foto: 
Il municipio di Joppolo
Tempo di lettura: 
1 minuto 41 secondi

JOPPOLO – Anche per i giudici del massimo organo di giurisdizione amministrativa il consiglio comunale di Joppolo non andava sciolto per infiltrazioni mafiose.

Il Consiglio di Stato ha, invero, respinto il ricorso del Viminale, confermando così la sentenza del Tar del Lazio, del 3 giugno 2015, che accoglieva il ricorso proposto dal sindaco Giuseppe Dato e da altri tre consiglieri di maggioranza avverso il decreto presidenziale di scioglimento del consiglio comunale di Joppolo per condizionamenti della criminalità organizzata. Da quella sentenza, infatti, ne scaturiva l’annullamento del decreto di scioglimento del consiglio comunale di Joppolo disposto nel febbraio 2014, e il ripristino degli organi elettivi. 

Dalla valutazione fatta dal Consiglio di Stato non solo riguardo al DPR di scioglimento dell’organo consiliare ma anche dallo scrutinio relativo alla legittimità della sentenza del Tar Lazio, ne è derivato che il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità degli atti consiliari, di giunta e dei singoli responsabili delle aree. “Ma quel che più rileva la sentenza – ha asserito l’avvocato Giulio Ceravolo, del foro di Palmi che ha difeso i ricorrenti – e che viene restituita dignità non solo ai singoli componenti dell’amministrazione Dato, ma soprattutto a tutta la comunità joppolese”. Soddisfatto il primo cittadino, Giuseppe Dato, il quale ha affermato: “È una bella vittoria, colgo l’occasione per ringraziare nuovamente chi ha creduto in me votandomi, anche per questo ho ritenuto responsabilmente di dover difendere l’intero territorio dinnanzi agli organi giurisdizionali competenti”. Il sindaco Dato, inoltre, non ha escluso la possibilità di valutare la richiesta di un congruo risarcimento danni morali e materiali per l’ingiusto scioglimento del consiglio e, inoltre, ha evidenziato ancora una volta un vuoto legislativo che non contempla questa tipologia di situazione, ossia nel caso di specie sono stati sottratti ingiustamente circa due anni di ordinaria amministrazione che non gli verranno prorogati e che secondo lo stesso, “non hanno permesso lo svolgimento di tutto il programma elettorale. Noi infatti – ha annunciato – pensiamo di ricandidarci anche per portare a compimento il programma elettorale sospeso a seguito dell’ingiusto scioglimento”.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?