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Padre e figlio uccisi, il calabrese cambia versione
«La pistola è mia, ho sparato dopo l'aggressione»

Calabria
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Il luogo del delitto (Foto La Stampa)

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REGGIO CALABRIA - «La pistola è mia, l’ho ereditata tempo fa. La portavo in giro per difesa personale». E’ quanto ha detto Salvatore Maio, il calabrese di 62 anni, che lunedì sera ha ucciso padre e figlio Adriano e Walter Lamberti, di 52 e 27 anni, a Pegli al culmine di una lite, durante l’interrogatorio di convalida davanti al gip Paola Faggioni.

Maio ha cambiato, dunque, versione, dal momento che dopo il delitto aveva invece detto che la pistola era delle vittime. Confermata, invece, la sua versione sulla dinamica di quanto avvenuto.

«Mi sono difeso - ha raccontato in due ore di interrogatorio - io sono scappato, loro mi hanno inseguito. C'è stata una colluttazione e ho sparato». L’uomo, originario di Rizziconi (Reggio Calabria) ha fatto i nomi delle due ragazze con cui era nel locale quella sera e che, secondo quanto ricostruito dagli agenti della squadra mobile, sarebbero state il «motivo» della lite per apprezzamenti su di loro.

Al termine dell’interrogatorio, in cui si è detto dispiaciuto per quanto successo, il gip ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

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