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'Ndrangheta, si sfalda la cosca Giampà di Lamezia

Nuovo pentito tra i vertici della potente famiglia

Calabria
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Nella foto: 
Domenico Giampà
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LAMEZIA TERME – C’è un altro collaboratore di giustizia. Domenico Giampà, 36 anni, detto “buccacciallu”, oggi nel corso del processo d'appello “Perseo” che si sta tenendo davanti la Corte d'Assiste d'Appello di Catanzaro per i 46 imputati giudicati con il rito abbreviato (il 14 luglio è prevista la sentenza di secondo grado) ha annunciato – in videoconferenza - la sua decisione di collaborare con la giustizia.

A quel punto il procuratore generale, Carlo Modestino, ha chiesto alla Corte l'esame del nuovo collaboratore di giustizia trovando l'opposizione dei difensori degli imputati sulla base di una istruttoria chiusa visto che sono in corso le discussioni dei legali dopo che già si è tenuta la requisitoria del pg che ha chiesto la condanna per tutti gli imputati. I giudici hanno deciso di esaminare il nuovo pentito, il quale il videconferenza ha rilasciato le sue prime dichiarazioni riferendo di omicidi e altro. La seduta è stata interrotta e mercoledì è in programma la nuova udienza. 

In questo processo Giampà è imputato e in primo grado è stato condannato a 20 anni. E' un killer della cosca Giampà (si è autoaccusato di essere stato l'autore di diversi omicidi per i quali è stato condannato) ed ha subito anche condanne per associazione di stampo mafioso, estorsione e altri reati (operazioni Medusa e Perseo).

Si trova in carcere da agosto del 2009 per l'omicidio del giovane Roberto Amendola, ucciso e bruciato in auto a novembre del 2008. Per questo omicidio è stato condannato a 20 anni con l'accusa di aver portato la vittima sul luogo dove fu ucciso e bruciato in un'auto a novembre del 2008. In seguito gli sono stati contestati altri omicidi (di cui si è autoaccusato) per alcuni dei quali condannato e per altri sono pendenti le richieste di condanna.

Domenico Giampà è stato condannato a 20 anni per l'omicidio di Domenico Zagami, per sua stessa ammissione sarebbe stato l'esecutore materiale. Condannato anche a 20 anni per l'omicidio di Francesco Zagami (avrebbe recuperato i killer dopo l'omicidio). Al processo Medusa è stato condannato anche in appello a 8 anni, mentre per altri due omicidi, quello di Antonio Deodato e Giovanni Gualtieri (anche in questi due delitti ammise di essere stato l'esecutore materiale) il pm ha chiesto 20 anni per ciascuno dei due omicidi (la sentenza è prevista a fine settembre).

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