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Vibo, intimidazione alla famiglia Mancini

Una testa di capretto lasciata davanti casa

Calabria
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Nella foto: 
L'abitazione di uno dei componenti della famiglia Mancini dove è stata trovata la busta
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Una testa di capretto all'interno di una busta, attaccata al cancello e nel corso della notte caduta a terra. L'indomani la macabra scoperta. Questo il messaggio lanciato da una mano ignota alla famiglia Mancini e molto probabilmente, secondo gli investigatori della Squadra Mobile, a Giovannino Mancini, 40 anni, ex amministratore, con il fratello Peppino, della società che gestiva il 501 Hotel e il Lido degli Aranci, prima che questa venisse dichiarata fallita. I malviventi hanno lasciato la testa mozzata dell'animale al cancello d'ingresso del palazzo in cui si trova la casa del padre Saverio, sita nei pressi dell'Ovs. L'hanno fissata alle sbarre allontanandosi rapidamente. A fare la scoperta, secondo quanto è stato possibile apprendere, sarebbe stata la donna delle pulizie che ha notato la busta con l'arto sanguinante. Immediata la telefonata alla sala operativa della Questura che ha inviato sul posto alcune pattuglie per il sequestro del materiale e l'acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona. Sul caso (sarebbe stata rinvenuta anche una foto di Giovannino - attualmente fuori città - con una croce disegnata sul suo volto e una frase dal carattere ovviamente minatorio) vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti coordinati dal dirigente Tito Cicero e dal suo vice Marco De Bartolis.

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