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Melito Porto Salvo, dopo le violenze del branco su una minore

la denuncia del parroco: «Ci sono altre ragazze violentate»

Calabria
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Un momento della conferenza stampa
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MELITO PORTO SALVO – Operazione “Ricatto”. «Oggi, all’indomani degli spiacevoli fatti di violenza raccontati ed illustrati da giorni ormai, dalle cronache locali, regionali e nazionali, piango per la ragazzina barbaramente violentata e per il branco che si è reso protagonista di tale barbarie, ma non solo, perché da quello che mi è giunto all’orecchio sembra che ci siano molte ragazze che nella stessa cittadina vengono violentate e tantissime altre che si danno alla prostituzione».

LEGGI L'ARTICOLO SULLE VIOLENZE DI GRUPPO A MELITO PORTO SALVO

Una dichiarazione forte quella di don Benvenuto Malara, parroco dell’Immacolata Concezione di Melito, che è emersa ieri mattina nel corso della conferenza stampa tenutasi per presentare la fiaccolata silenziosa che si svolgerà domani, alle 21,30. Una conferenza stampa tenutasi nella sala consiliare del palazzo comunale alla presenza dei tanti sindaci che nel corso dei loro interventi si sono preoccupati principalmente di confortare il collega melitese, Giuseppe Meduri, che per «il troppo disagio non è riuscito a determinarsi e prendere una posizione immediata» e che per colpa dello «sciacallaggio mediatico» è stato quasi vittima della vicenda. Questi i risultati dei primi provvedimenti concretizzatisi a distanza di giorni, che hanno lasciato spazio solo all’ennesima polemica che evidenzia quanto sia diviso e disgregato il territorio, che di conseguenza continua ad essere teatro di fatti spiacevoli.

La stampa è stata per l’ennesima volta ammutolita, colpevolizzata ed accusata di sciacalaggio mediatico e l’attenzione è stata spostata da quello che invece risulta essere il problema principale: la violenza sessuale di gruppo subita per circa due anni da una tredicenne che già viveva un disagio grave in famiglia e che è stata messa all’attenzione degli inquirenti grazie alla segnalazione della scuola, che però oggi, dopo le ultime dichiarazioni del neo dirigente scolastico, rilasciate al tg regionale della Rai, sembrerebbe non poter garantire più sicurezza. «E’ indispensabile – ha evidenziato don Malara - che si parta con una campagna di recupero dei valori e poi trasmetterli e cercare di incarnarli ai più giovani per rendere credibile il messaggio». «Mi chiedo – ha domandato ancora - perché non si è mai pensato di istituire una consulta dei giovani e dei genitori a livello comune e di tutta l’area. Il problema è grave ed è drammatico. Non voglio essere profeta di sciagure ma succederanno altri fatti dolorosi che dobbiamo cercare di prevenire senza colpevolizzare nessuno perché il nostro compito non è questo ma di avere il coraggio di guardare in faccia la realtà poi rimboccarci le maniche ed insieme vedere cosa si può fare a livello operativo». «Non serve viaggiare sulle nuvole – ha aggiunto - ma è necessario calarsi nella realtà per capire cosa si può fare, altrimenti verremmo criminalizzati tutti».

Un intervento deciso, quello del parroco, l’unico che si è concentrato sulla problematica reale del momento e che ha lasciato da parte i personalismi che ultimante invece hanno lasciato solo spazio ad accuse e offese. Una conferenza che si è conclusa nel peggiore dei modi con attacchi ed insulti vari ad una stampa che a parere dei locali amministratori ormai spara contro tutto e tutti, ma che invece si limita a raccontare semplicemente i fatti che quotidianamente il territorio vive. Nel corso della conferenza stampa è emerso che la giunta comunale ha deliberato la costituzione di parte civile nel prossimo processo. La presentazione di una marcia silenziosa che, come spiegato da Mimmo Nasone, membro della segreteria nazionale di Libera, partirà da piazza Stazione e si concluderà davanti alla sede del palazzo comunale, e durante la quale saranno previsti solo ed esclusivamente gli interventi del parroco, don Benvenuto Malara; di don Ennio Stamile, referente regionale di Libera Calabria e del sindaco, Giuseppe Salvatore Meduri.

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