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Beni per oltre 200 milioni di euro confiscati a imprenditore: c'è anche un villaggio turistico del Reggino

Calabria
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REGGIO CALABRIA - Quote societarie, fabbricati, terreni, rapporti finanziari e anche un villaggio turistico per un valore complessivo di 217 milioni sono stati confiscati dalla Guardia di finanza ad un imprenditore. Si tratta di Antonio Cuppari, per il quale è scattata anche la misura della sorveglianza speciale per tre anni, personale e patrimoniale. L'uomo è ritenuto vicino alla cosca di 'ndrangheta di Africo.

Alla confisca dei beni, tra la Calabria e il Lazio, stanno procedendo i finanzieri del comando di Reggio Calabria e dello Scico, coordinati dalla procura di Reggio. Tra i beni confiscati anche il villaggio turistico "Gioiello del Mare" di Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria. Il provvedimento riguarda in totale 4 società commerciali, 137 fabbricati, 51 terreni, 26 veicoli e rapporti finanziari

Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione ed è scattato a seguito di una indagine dalla quale è emersa una discordanza tra il patrimonio direttamente o indirettamente a disposizione dell’imprenditore e il reddito dichiarato, quest'ultimo appena sufficiente per garantire la sopravvivenza a se stesso e alla propria famiglia.

Cuppari era rimasto coinvolto nell'operazione Metropolis, nel 2013 (LEGGI), che portò all'arresto di venti persone per associazione a delinquere di stampo mafioso (LEGGI I NOMI). I proventi delle attività illecite di questo gruppo, sarebbero stati utilizzati da Cuppari per la costituzione della Rdv srl, una società edile, che avrebbe successivamente costruito il villaggio turistico "Gioiello del Mare", come detto, finito anch'esso nel provvedimento di confisca. Le sue scelte imprenditoriali, inoltre, venivano condotte in totale dipendenza del clan “Morabito” a cui faceva riferimento e che deteneva di fatto una quota occulta di potere decisionale e di controllo, per la quale aveva messo a disposizione in momenti nevralgici della vita dell’impresa gli strumenti tipici di cui disponeva l’organizzazione criminale ossia la violenza, l’assoggettamento e l’omertà, ma anche il prestigio per concludere gli affari più facilmente derivante dalla forza intimidatoria.

 

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