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'Ndrangheta, "Black money": istanza degli avvocati

per trasferire processo da Vibo. «Manca serenità»

 

Calabria
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Il tribunale di Vibo Valentia
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Il Collegio dei difensori degli imputati del processo "Black money" contro il clan Mancuso di Limbadi, ha depositato stamani in udienza l'istanza di rimessione degli atti del processo stesso alla Corte di Cassazione. La decisione era stata annunciata nei giorni successivi all'udienza del neo pentito Andrea Mantella (LEGGI) che aveva avuto un'ampia eco mediatica per via non solo delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia nei confronti di alcuni avvocati, ma anche di quelle dell'imputato Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni" all'indirizzo del pm della Dda Marisa Manzini (LEGGI).

Secondo il Collegio di difesa non ci sarebbero più le condizioni ambientali di serenità necessarie per proseguire il dibattimento che, tuttavia, è ormai alle battute finali. L'obiettivo dei legali di fiducia dei 22 imputati è di spostare il processo in altra sede e questo potrà avvenire se la Corte di Cassazione accoglierà i motivi della rimessione.

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A presentare l'istanza sono stati gli avvocati Armando Veneto, Giuseppe Di Renzo, Michelangelo Miceli, Francesco Sabatino, Leopoldo Marchese, Domenico Chindamo, Mario Bagnato, Antonio Porcelli, Salvatore Staiano, Nicola Cantafora e Francesco Calabrese. Tutti hanno parlato di "clima di trincea creatosi a seguito di quegli accadimenti che rappresenta la cartina di tornasole delle esistenti "locali tensioni" che non possono non riverberarsi sulla serenità di giudizio del Collegio".

Il Tribunale collegiale, presieduto dal giudice Vincenza Papagno, ha respinto, dopo una camera di consiglio di circa mezz'ora, la richiesta di sospensione del processo disponendo il procedere oltre. Sull'istanza degli avvocati la parola finale tocca adesso alla Corte di Cassazione.

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