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Ex carabiniere ucciso a Lamezia, il giudice ha deciso

Un solo imputato sarà giudicato col rito abbreviato

Calabria
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La botola dove vennero ritrovati i resti di Ventura

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La botola dove vennero ritrovati i resti di Ventura
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) - Rigettata dal gip di Catanzaro, Pietro Scuteri, la richiesta di rito abbreviato condizionato per Domenico “Mimmo” Cannizzaro, il presunto mandante dell'omicidio del fotografo Gennaro Ventura, sì all'abbreviato invece per l'esecutore materiale, il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice. Il pm Elio Romano infatti aveva chiesto il giudizio immediato per i due imputati, mentre la difesa aveva chiesto l'abbreviato per gli imputati.

IL RINVIO A GIUDIZIO PER DUE IMPUTATI

Al termine dell'udienza preliminare tenutasi ieri il gip ha però accolto solo al richiesta di Pulice. E così il 20 dicembre prossimo inizierà il processo in Corte d'Assise a Catanzaro per Cannizzaro (ritenuto il capo dell'omonima cosca) e il 24 febbraio 2017 il processo dal gup di Catanzaro con il rito abbreviato per Pulice. E nel corso dell'udienza preliminare di ieri i genitori e la sorella di Ventura si sono costituiti parte civile rappresentata dall'avvocato Italo Reale.

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Il fotografo ed ex carabiniere lametino Gennaro Ventura fu ucciso il 16 dicembre del 1996. La svolta alle indagini a luglio 2015 grazie alle rivelazioni del pentito Gennaro Pulice, 38 anni, che a quasi 20 anni dall’omicidio ha rivelato il presunto mandante e il movente, indicando Antonio Domenico Cannizzaro, detto Mimmo, 50 anni, (difeso dall’avvocato Lucio Canzoniere), raggiunto a giugno scorso da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (su richiesta della Dda e in base alle indagini della Squadra mobile) che gli era stata notificata nel carcere di Udine dove Cannizzaro è detenuto per l’operazione “Andromeda”.

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Cannizzaro avrebbe ordinato l’eliminazione di Ventura per vendetta poichè – secondo le accuse - la vittima da carabiniere ausiliario in servizio alla compagnia carabinieri Casilina di Tivoli e poi trasferito al nucleo operativo di Tivoli con l’incarico di fotografo, fece arrestare e condannare (per una rapina di un quantitativo di droga da un laboratorio di un perito chimico a Roma), Raffaele Rao, cugino di Cannizzaro Ventura fu uno dei testimoni chiave nel processo che portò alla condanna di Rao. Il 15 luglio del 1991, Ventura si era recato a Roma con un commilitone per consegnare a un perito chimico del Tribunale, un campione di stupefacente sequestrato.

I due carabinieri avevano incrociato sulle scale del palazzo un uomo vestito da poliziotto e uno in borghese. Trovarono il perito massacrato di botte, rapinato di un importante quantitativo di eroina e cocaina che aveva in consegna. Ventura contribuì a definire l’ identikit fotografico del finto poliziotto, che portò a incriminare due uomini, uno di questi era Rao.

I resti di Ventura furono ritrovati il 25 aprile del 2008 quando la proprietaria e l'acquirente di un terreno dove era ubicato un vecchio casolare di campagna in località Carrà – Frasse, denunciarono al commissariato che durante un sopralluogo l'acquirente di quel terreno aveva rinvenuto dei resti umani in una cisterna sotto il pavimento del vecchio casolare utilizzato per la vendemmia e che appartenevano a Gennaro Ventura, portato sul luogo del delitto da Pulice nel primo pomeriggio del 12 dicembre 1996 con la scusa di un servizio fotografico, uccidendolo con un colpo di pistola in testa.

Dodici anni dopo il ritrovamento dei resti nel vecchio casolare utilizzato per la vendemmia. Sul luogo la Polizia scientifica del commissariato di Lamezia trovò infatti anche la fede nuziale del fotografo con incisi i nomi di Ventura e della moglie e la data del loro matrimonio. Furono ritrovate anche il telefono cellulare della vittima, due macchine fotografiche intatte e accanto una borsa da fotografo con all’interno vari accessori. Le dichiarazioni di Gennaro Pulice trovarono riscontro nelle indagini della Squadra mobile nelle dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, Pietro Paolo Stranges, il quale ha riferito di aver appreso circostanze sia dal cognato Domenico Cannizzaro che dalla moglie.

Un primo procedimento (che vide fra gli indagati lo stesso Pulice perchè fu trovata un'agenda nello studio fotografico di Ventura in cui veniva riportato un appuntamento con Pulice il giorno della sparizione e dell'uccisione) si era chiuso con l'archiviazione.

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