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'Ndrangheta, blitz contro il clan Bonavota di Sant'Onofrio

Sei fermi tra Roma e Vibo, svelati due omicidi  VIDEO

Calabria
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VIBO VALENTIA - Sei fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro contro il clan Bonavota attivo a Sant'Onofrio, alle porte di Vibo Valentia sono alla base dell'operazione denominata Conquista con cui i carabinieri hanno decapitato il clan.


 

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Reparto operativo e coordinate, come detto, dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. 

LEGGI L'ULTIMA SENTENZA SUL CLAN DEI BONAVOTA

I fermi sono stati eseguiti a Vibo Valentia e Roma. Sono ritenuti responsabili in concorso, a vario titolo, di omicidio; detenzione e porto di armi comuni e da guerra; danneggiamento; estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso. Le indagini hanno consentito di individuare mandanti ed esecutori materiali di due omicidi avvenuti nel vibonese nel 2004.

Inoltre, è stata fatta luce su dinamiche criminali, coincidenti con l'ascesa della famiglia dei Bonavota da cui sono scaturiti i due gravi fatti di sangue del Vibonese. Conseguentemente, sono stati individuati mandanti ed esecutori materiali, riconducibili, secondo gli investigatori, alla famiglia Bonavota, dei danneggiamenti mediante esplosione di colpi di arma da fuoco avvenuti a Maierato nel 2004 all’azienda Callipo Conserve Alimentari Spa di Pippo Callipo e più recentemente nel 2016 al complesso residenziale Popilia Country Resort.  

I nomi dei fermati: i fermi sono stati emessi nei confronti di Domenico Bonavota, Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota (attualmente latitante), Onofrio Barbieri, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro.

LE INDAGINI

Le indagini hanno consentito di individuare mandanti ed esecutori materiali degli omicidi di due omicidi avvenuti nel vibonese nel 2004, quello di Raffaele Cracolici, avvenuto il 4 maggio 2004 a Pizzo, commissionato dalla famiglia “Bonavota” per eliminare la vittima, ritenuta di ostacolo all’espansione territoriale sulla zona industriale della cittadina di Maierato; e quello di Domenico Di Leo, commesso il 12 luglio 2004 a Sant’Onofrio, per consentire alla famiglia “Bonavota” di mantenere la leadership in quel territorio.

Inoltre, le indagini condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, hanno fatto luce sulle dinamiche criminali, coincidenti con l’ascesa della famiglia dei “Bonavota” da cui sono scaturiti i due citati gravi fatti di sangue del Vibonese; hanno, individuato mandanti ed esecutori materiali, riconducibili alla famiglia dei “Bonavota”, dei danneggiamenti mediante esplosione di colpi di arma da fuoco avvenuti a Maierato: nel giugno del 2004 all’azienda “Giacinto Callipo Conserve Alimentari S.p.a.”; più recentemente, nel aprile del 2016 al complesso residenziale “Popilia Country Resort”.

Nel corso dell’operazione sono stati arrestati in flagranza di reato Giovanni Lopreiato, di Sant’Onofrio, del 62, contiguo alla medesima cosca accusato di favoreggiamento nella latitanza di Domenico Bonavota, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza perché trovato in possesso di documenti di identità falsi e Antonio Salvatore Gerardo Petrolo, di Vibo Valentia, del 65, poichè trovato in possesso di una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa e 36 munizioni.

Tra gli indagati c'è anche un avvocato tra le persone indagate in stato di libertà nell’inchiesta "Conquista". In particolare il legale, Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo, indagato per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato una cosca di 'ndrangheta, è accusato di aver portato fuori dal carcere un pizzino di Andrea Mantella, al vertice della cosca Lo Bianco e ora collaboratore di giustizia, destinato a un imprenditore proprietario di un mattatoio nelle cui vicinanze venne ucciso, il 4 maggio 2004, Raffaele Cracolici. Proprio grazie a quella testimonianza Mantella evitò l'arresto. Con l’operazione di oggi gli inquirenti ritengono di aver fatto piena luce su quel fatto di sangue, commissionato dalla famiglia Bonavota per eliminare quello che ritenevano di ostacolo all’espansione territoriale sulla zona industriale della cittadina di Maierato.

 «Un’operazione importante - ha detto Gratteri - perché banco di prova per le prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella, un pentito fondamentale». Proprio Mantella, nelle dichiarazioni rese al pm Camillo Falvo titolare del fascicolo, avrebbe collocato i due omicidi «nella guerra tra cosche per imporre la propria autorità sull'area di Maierato in forte espansione industriale e commerciale». In quest’ottica devono essere letti, ha spiegato il magistrato Giovanni Bombardieri, i due attentati alle aziende dell’imprenditore Pippo Callipo. Prima, nel giugno del 2004 all’azienda Giacinto Callipo Conserve Alimentari e poi, nell’aprile 2016 al complesso residenziale Popilia Country Resort. Il fermo, ha detto ancora Bombardieri, «si è reso necessario per evitare che soggetti pericolosi si dessero alla latitanza».

In alcune intercettazioni, infatti, «è palese la preoccupazione degli affiliati per le dichiarazioni di Mantella». In una conversazione, intercettata dagli inquirenti, un esponente del clan Bonavota rivela: «Micu se ne va… non subito… appena è pronto». Sospetti che si sono rivelati fondati questa mattina al momento del blitz. Due degli indagati, infatti, già da alcuni mesi non facevano ritorno alle proprie abitazioni e venivano ospitati da alcuni conoscenti. Oltre alle persone raggiunte dal fermo sono state arrestate altre due persone trovate con documenti falsi e una pistola.

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