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Imprenditori vicini ai clan di 'ndrangheta, sei arresti nell'ambito dell'operazione "Cinque lustri"

Calabria
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Piazza Bilotti a Cosenza dopo i lavori di restauro
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CATANZARO - Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Giovanna Gioia, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 6 persone nei confronti delle quali, lo scorso 19 gennaio, era stato eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta "Cinque Lustri" (LEGGI L'OPERAZIONE).

Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per gli imprenditori cosentini Giorgio Barbieri e Massimo Longo, accusati di essere «intranei al sodalizio 'ndranghetistico dei Muto» (GUARDA IL VIDEO).

Nel motivare la sua decisione, il gip Gioia sottolinea come Barbieri e Longo dispongano di «una rete relazionale pervasiva e stratificata nel tempo che trova sponda fertile anche negli apparati amministrativi con i quali interloquivano nel corso degli anni, sì da poter anche su costoro adoperarsi per inficiare la genuinità delle acquisizioni documentali e dichiarative operate».

Disposto il carcere anche per gli esponenti del clan Muto Davide Bernardino e Angelina Corsanto, moglie del boss Franco Muto. Identica decisione anche per Giuseppe Antonuccio, irreperibile dal 19 gennaio scorso e fermato a Paola pochi giorni fa (LEGGI LA NOTIZIA DEL SUO ARRESTO), e Mario Piromallo, che dopo il fermo era stato rimesso in libertà dal gip di Cosenza. Rigettata infine la richiesta di custodia cautelare per Giuseppe Caputo, accusato di tentata estorsione durante i lavori di rifacimento di piazza Bilotti a Cosenza.

L’inchiesta "Cinque lustri", coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Giovanni Bombardieri e dai sostituti Camillo Falvo e Alessandro Prontera, ha fatto emergere i presunti legami tra la cosca Muto di Cetraro ed il gruppo imprenditoriale calabrese Barbieri.

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