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No alla separazione tra Corigliano e Rossano al senato, traffico in tilt sull'autostrada

Bevaqua garantisce: «Le due città in un unico collegio»

Calabria
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Nella foto: 
Il consigliere regionale Graziano (con il megafono) durante la protesta a Rende
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COSENZA - Cento auto in corteo che dallo svincolo dell'autostrada di Tarsia hanno proceduto lentamente, e scortate dalla polizia, fino a quello di Rende. Con immaginabili disagi per gli automobilisti in transito.

È la protesta inscenata questa mattina da cittadini, sindaci e altri amministratori, contro l’emendamento in discussione presso la prima commissione parlamentare Affari Costituzionali riguardante la rimodulazione dei collegi camerali e senatoriali.

Emendamento che nella composizione del collegio 2 camerale mette insieme Corigliano e Rossano e i paesi che gravitano sulle due città. Scelta che, giustamente, rispetta la dinamica in atto della fusione di Corigliano e Rossano e la contiguità, omogeneità e affinità territoriale con gli altri comuni vicini. Al Senato invece prevede il collegio 1 composto da Paola, Castrovillari e Corigliano e il collegio 2 composto da Rossano, Rende e Cosenza, separando, di fatto, le città di Rossano e Corigliano e mettendo in seria difficoltà il processo di fusione ormai in dirittura d’arrivo con il referendum consultivo del 22 ottobre prossimo.

A riportare la serenità è l consigliere regionale del Partito Democratico Domenico Bevacqua, il quale ha chiarito che «con grande soddisfazione e dopo una lunga interlocuzione con i vertici nazionali del partito e, in particolare, con il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, nonché con il relatore del progetto di legge, Emanuele Fiano, posso affermare con estrema tranquillità che Rossano e Corigliano saranno ricomprese nello stesso collegio senatoriale. La nuova rimodulazione, infatti - prosegue Bevacqua - prevede che le ripartizioni dei collegi siano mutuate dal precedente Mattarellum. Desidero dare atto agli amici nazionali di aver posto mano immediatamente all’errore in cui si stava per incorrere e che disarticolava l’omogeneità territoriale dell’area ionica. Ciò dimostra, ancora una volta, che, quando ci si muove in sinergia fra i livelli istituzionali, senza mirare ad accrescere le polemiche, ma ragionando sul da farsi, le soluzioni possono giungere rapide e concludenti».

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