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'Ndrangheta, operazione Bellavita contro broker della droga

Arrestate 12 persone: "Stroncato traffico milionario"

Calabria
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REGGIO CALABRIA - Una indagine dei carabinieri del Ros, denominata "Bellavita" ha smantellato una organizzazione criminale facente capo alla 'ndrangheta calabrese «dedita stabilmente - affermano i carabinieri - al traffico di ingenti quantitativi di cocaina e hashish dalla Spagna all’Italia». I militari dell'Arma hanno messo a segno 12 arresti, eseguiti in Italia e in Spagna al termine di una lunga indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Torino. «È un’importante operazione che da il riscontro di un ambiente di legami che non tramontano mai». Così il comandante dei Ros di Torino Michele Lorusso,  ha commentato i dodici arrestI: «È stato stroncato un traffico milionario che gestiva tonnellate di droga». L’operazione Bellavita ha permesso ai carabinieri del Ros anche di accertare la disponibilità di armi da parte dell’organizzazione criminale.

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Le ordinanze di custodia cautelare, disposte dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo piemontese sono state eseguite nella provincia di Torino, in altre località del territorio nazionale, tra cui Reggio Calabria, e in Spagna.

I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga, acquistata in Marocco e importata dalla Spagna all’Italia per essere commercializzata in prevalenza a Torino, e detenzione illecita di armi. 

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Le indagini, in particolare, hanno consentito di individuare i canali di approvvigionamento, le modalità di trasporto e la rete di distribuzione dello stupefacente ed anche di localizzare e catturare a Malaga, con la collaborazione della polizia spagnola, due «pericolosi latitanti» dediti al narcotraffico. Lo stupefacente arrivava in Italia nascosto in doppi fondi ricavati all’interno di autocarri o auto noleggiate o intestate a prestanome.

IL VERTICE DEL SODALIZIO CRIMINALE: IL CAPO ERA ROCCO PISCIONERI

A capo dell’organizzazione criminale legata alla 'ndrangheta c'era Rocco Piscioneri, originario del Reggino ma trapiantato in Spagna e latitante che è stato arrestato in esecuzione di un mandato di arresto europeo. Dopo il suo arresto al vertice dell'organizzazione è salito il fratello Cosimo Piscioneri raggiunto dalla misura cautelare in carcere. Ma tutta l'indagine ruota attorno a Rocco Piscioneri, noto narcotrafficante morto lo scorso marzo dopo essere stato scarcerato ed estradato dalla Spagna all’Italia per le sue gravi condizioni di salute. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, era scattata nel 2012 e ha permesso agli investigatori dell’Arma di stabilire con certezza il coinvolgimento di Piscionieri, che all’epoca risiedeva da oltre vent'anni in Spagna, dove era già stato arrestato negli anni Novanta nell’ambito dell’indagine Elianto, conclusasi col sequestro nel Torinese di circa duecento chili di cocaina. Nella stessa operazione era stato arrestato Giuseppe Belfiore, fratello di Domenico, condannato come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia, il procuratore di Torino ucciso in un agguato nel giugno 1983. Arrestato nel giugno 2014 in una clinica di Torremolinos, dove si era presentato sotto mentite spoglie, di Piscioneri i carabinieri del Ros ricordano anche l’amicizia di vecchia data con Rocco Schirripa, arrestato nel 2015 e condannato lo scorso luglio all’ergastolo come esecutore materiale dell’omicidio Caccia.

GLI ARRESTATI  E L'AVVIO DELL'INDAGINE

Erano 'broker' della droga, specializzati nel mantenere i rapporti con i narcos e la 'Ndrangheta, i dodici arrestati. Le indagini hanno preso il via da una attività di osservazione nei confronti di Franco Pannozzo e Natale Lupia, nomi noti nel panorama criminale torinese, che viaggiavano in continuazione tra l’Italia e la Spagna (a Huelva e Malaga) e partecipavano a incontri riservatissimi tra il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e la Calabria.

Con loro volti vicini alla criminalità organizzata calabrese, come Mario Contró, Luigi Trisolino, Bruno Trunfio (ex assessore di Chivasso già condannato nel processo Minotauro sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta al Nord), Antonio Squillace (trasferitosi dalla Locride proprio per occuparsi dei traffici), Mauro e Sandro Brancadoro.

I carabinieri del Ros hanno ripreso Pannozzo e Lupia proprio quando si sono recati nella lussuosa villa a Huelva di Rocco Piscioneri, noto narcotrafficante e figura chiave dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino.

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