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'Ndrangheta, scure del Governo sui comuni calabresi

Cinque sciolti per mafia: ci sono Lamezia e Cassano 

Calabria
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Nella foto: 
Il Ministro dell'Interno Marco Minniti
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IL Consiglio dei Ministri ha deciso lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di cinque Comuni calabresi. Si tratta di Lamezia Terme, Cassano allo Jonio (LEGGI), Marina di Gioiosa Jonica, Isola Capo Rizzuto (LEGGI) e Petronà (LEGGI). Ora in base all’articolo 143 del Tuel, lo scioglimento dovrà essere disposto con decreto del Presidente della Repubblica.

Il caso Lamezia

E' la terza volta (un record per i comuni oltre i 50.000 abitanti) che il consiglio comunale di Lamezia Terme viene sciolto per infiltrazioni mafiose. Prima era accaduto nel 1991 e poi nel 2002.

ROSY BINDI E "L'ANNUNCIO" DI SCIOGLIMENTO

Dopo la deliberazione di oggi pomeriggio del consiglio dei ministri, su proposta del prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, e in base agli accertamenti della commissione d'accesso antimafia disposta dal prefetto il 9 giugno scorso con proroga di indagini che si sono concluse a ottobre scorso, dovrà ora essere il presidente della Repubblica a sciogliere il consiglio comunale con apposito decreto in cui saranno citate le condizioni che hanno portato allo scioglimento e in particolare, come prevede la legge, l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi: il testo vigente (legge n. 94 del 2009, art. 2, comma 30) richiede perciò condizioni più stringenti per lo scioglimento rispetto alla disposizione originaria, la quale faceva riferimento più genericamente a “elementi” espressione di “collegamenti diretti o indiretti” degli amministratori alla criminalità organizzata ovvero di forme di condizionamento degli stessi Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata.

Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonchè la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti (salvo diversa scelta del commissario straordinario). Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento: la disposizione è volta ad evitare che, grazie al successivo turno elettorale, i soggetti responsabili dello scioglimento possano ricoprire nuovamente i medesimi (o simili) ruoli amministrativi.

L’avvocato Paolo Mascaro era stato eletto sindaco a giugno 2015. Mascaro, 54 anni, aveva ottenuto, al turno di ballottaggio, oltre 16 mila voti per una percentuale che sfiorò il 60% mentre il suo rivale Tommaso Sonni (centrosinistra) si era¨ fermato a 10.691 voti e una percentuale di circa il 40%. Dopo 10 anni di amministrazione di centrosinistra a guida di Gianni Speranza, il centrodestra con Paolo Mascaro sindaco conquistò il comune. Paolo Mascaro su sostenuto da ben 10 liste: Forza Italia, Mtl (Movimento Territorio e Lavoro), Unione di Centro, Lamezia Unita, Nuovo Cdu, Paolo Mascaro Sindaco, Nuovo PSI-PRI, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Lamezia & Libertà. 

Domani, giovedì, alle 18.30 il sindaco Paolo Mascaro ha convocato un incontro pubblico al chiostro San Domenico per parlare alla città.

Il Comune di Lamezia Terme è finito sotto la lente di ingrandimento della commissione d'accesso antimafia inviata il 9 giugno scorso dal prefetto di Catanzaro Luisa Latella, a seguito dell'operazione “Crisalide” scattata il 23 maggio scorso. A settembre scorso il prefetto prorogò di altri 90 giorni il lavoro della commissione che però si concluse in anticipo con la richiesta di scioglimento. L'operazione “Crisalide” contro i clan Cerra – Torcasio – Gualtieri coinvolse l'allora vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Paladino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa così come l'ex candidato a sindaco Pasqualino Ruberto, eletto consigliere comunale e poi sospeso dalla carica per il coinvolgimento nell'operazione “Robin Hood”. Nell'operazione “Crisalide”, fu arrestato anche il fidanzato della consigliera Maria Lucia Raso che si dimise dopo essersi autosospesa.

Le dimissioni riguardarono anche numerosi assessori. Ancora prima, in campagna elettorale, fu arrestato un candidato consigliere del Cdu, Franco Fazio, a sostegno di Mascaro, per l'operazione “Columbus” narcotraffico. Il pm recentemente ha chiesto 18 anni di carcere. Fu anche arrestato (operazione Gambling) Pietro Monterosso, candidato consigliere nella lista “Lamezia & Liberà” a sostegno di Mascaro. Prima delle elezioni (giugno 2015) emerse che il boss pentito Giuseppe Giampà disse che Pino Cerra (candidato consigliere nel 2015 a sostegno di Mascaro) nelle elezioni del 2010 chiese i voti alla cosca Giampà.

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