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Facevano fallire le società a Crotone per frodare lo Stato

Tredici arresti, un irreperibile e sequestri per 1,5 milioni

Calabria
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CROTONE - Una vasta operazione di polizia economico finanziaria volta a sgominare una articolata associazione a delinquere operante fra il Crotonese, il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, è stata messa a segno dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Crotone.

In tutto le Fiamme gialle hanno dato esecuzione a tredici le misure cautelari in carcere e agli arresti domiciliari, eseguite su ordine del giudice per le indagini preliminari di Crotone Michele Ciociola, quattro delle quali a Crotone e le altre in regioni del nord.


 

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a reati fallimentari e altri reati, nonché molteplici episodi di bancarotta. Sottoposte ad amministrazione giudiziaria otto società operanti al nord e disposto il sequestro preventivo per un valore complessivo di 1.500.000 euro.

GUARDA IL VIDEO CON LE INTERCETTAZIONI

L’operazione, denominata "Ginetto" è stata coordinata dal procuratore della Repubblica di Crotone Giuseppe Capoccia e dal pubblico ministero Gaetano Bono.

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri gli indagati si occupavano di “far fallire”, presso il Tribunale di Crotone, società in difficoltà economica e gravate da debiti tributari rilevanti.

Nel 2015, i finanzieri di Crotone approfondivano una serie di SOS, ovvero segnalazioni per operazioni sospette, e individuavano le tracce di un sistema criminale creato per costruire e condizionare fallimenti a Crotone. La Procura della Repubblica pitagorica, raccogliendo l’intuizione delle Fiamme Gialle, avviava quindi una complessa indagine che, dopo circa due anni di analisi documentali, intercettazioni telefoniche, pedinamenti e servizi di osservazione, permetteva di ricostruire il disegno criminoso.

Si registravano infatti numerosi fallimenti decretati dal Tribunale che, stranamente, vedevano quali rappresentanti legali di tali società sempre le stesse persone, “teste di legno” appositamente assoldate da un “reclutatore”, tale Giuseppe Chiodo, uomo di fiducia del promotore dell’organizzazione delinquenziale, Alberto Storari, quest’ultimo residente a Novara ma con un passato crotonese (è stato residente a Cirò Marina per diversi anni impiantando attività commerciali).

I due sono stati quindi arrestati insieme alle teste di legno, Francesco Corigliano, Luigi Pantisano e Antonio De Angelis che guadagnavano poche centinaia di euro da questa attività a fronte di rilevantissimi interessi economici sottesi al disegno criminoso, risultando comunque fondamentali allo schema posto in essere e ampiamente utilizzato da Storari, per la perpetrazione delle distrazioni.

Gli altri indagati e raggiunti da ordinanze cautelari sono Antonio Castello, dottore Commercialisti di stanza a Genova e Ivana Massolo, residente in Piemonte, avvocato con studio a Torino la quale curava la parte “legale” delle operazioni di “riassetto” delle società in decozione unitamente a Storari.

«Fondamentale - spiegano i finanzieri - in tal senso è apparsa l’attività dei “professionisti”, ben più insidiosa e determinante di quella degli interpositori i quali, coscientemente, come dimostrano le intercettazioni telefoniche disposte, ponevano in essere le operazioni commerciali, societarie e contabili, per avvantaggiare i propri clienti e spostare le responsabilità sugli associati crotonesi In ultimo sono stati arrestati e posti ai domiciliari gli imprenditori Enrico Bisio di Novara, Luigi Minori di San Sebastiano da Po’ in provincia di Torino, Maria Rosa Pascuzzi, originaria di Belcastro (CZ) e residente a Chivasso (TO), Giuseppe Ferrando di Genova e Paolo De Gregori di Novara. Un altro imprenditore Roberto Lombardi di Genova risulta allo stato irreperibile. Tutti si sono avvantaggiati dei “servizi” offerti dall’organizzazione per salvare i beni e l’azienda, dagli incipienti fallimenti che si sarebbero verificati lì dove le società avevano le sedi legali».

Indagati inoltre ulteriori 14 imprenditori di varie località italiane che nel corso degli anni si sono avvalsi delle prestazioni dell’organizzazione capeggiata da Storari.

Sottoposte a sequestro e ad amministrazione giudiziaria otto società operanti a Genova, Novara, Milano, Chivasso (TO), Busto Arsizio (VA), Limena (PD), Pietrasanta (LU) che «sono, in parte, l’attuale risultante di 34 società portate al fallimento in Provincia di Crotone, dal 2009 fino ai giorni nostri (a dicembre del 2016 venivano ancora posti in essere atti di trasferimento delle sedi) dall’organizzazione criminale».

Ai componenti il gruppo e agli imprenditori è stato inoltre «contestato un profitto derivante dall’illecita attività, per circa un milione e mezzo di euro, mentre l’ammontare delle sole iscrizioni a ruolo per debiti tributari, quindi senza conteggiare i debiti verso i fornitori e gli Istituti di Credito, ammonta a 140 milioni di euro per i fallimenti decretati a Crotone delle società con sede fittizia presso gli indirizzi dei prestanome.

LO SCHEMA CRIMINOSO

Gli imprenditori che in nord-Italia si venivano a trovare in difficoltà, «accedevano ai “servizi” offerti da questa particolare “agenzia”, venendo a conoscenza delle capacità di Storari Alberto attraverso un passa parola fra i clienti soddisfatti. Tale “consulente” - spiegano i militari - entrava quindi in contatto con le varie aziende in crisi, accumunate da consistenti pendenze erariali e debitorie, e a queste proponeva un contratto all-inclusive comprensivo di tempi e costi che veniva consegnato e fatto firmare all’amministratore in difficoltà».

il contratto prevedeva principalmente 3 fasi: - distrazione degli “assets positivi” esistenti attraverso falsi contratti di cessione di rami d’azienda e svuotamento di conti societari anche attraverso false fatturazioni; - creazione di una nuova compagine sociale “amministrata” da soggetto appartenente al medesimo gruppo familiare e/o compiacente; - trasferimento della sede legale (con tutte le passività a quel punto esistenti) nella provincia crotonese con intestazione delle quote sociali a prestanomi compiacenti e contestuale nomina del rappresentante legale “vittima sacrificale” dei successivi destini societari.

La regia dei vari passaggi era affidata a due insospettabili professionisti: il Commercialista Antonio Castello con studio in Genova, il quale avendo già la disponibilità delle smart card (utilizzabili per la firma digitale dei documenti) intestate alle teste di legno crotonesi provvedeva ed effettuare le comunicazioni alle CCIAA riguardanti le cessioni di quote, i trasferimenti sede, ecc senza incontrare direttamente i soggetti interessati e l’avvocato Ivana Massolo di Torino, che si preoccupava di offrire la propria consulenza legale alle varie trasformazioni societarie entrando direttamente in contatto con gli imprenditori “clienti” di Storari. Nell’ultima fase entrava in scena Giuseppe Chiodo, uomo di fiducia di Storari sul territorio crotonese il quale si occupava di “reclutare” i vari prestanome, di trovare le sedi dove trasferire le società da condurre al fallimento, individuare gli studi notarili per lo svolgimento dei falsi atti di cessioni di quote formalmente ineccepibili, sino ad arrivare a diventare egli stesso, temporaneamente, amministratore di società.

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