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Due ministri in Calabria per l'anno giudiziario, Orlando: «Guardare la giustizia con gli occhi del Sud»

Calabria
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Il ministro della Giustizia Andrea Orlando
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CATANZARO – «Ho voluto fortemente essere qui oggi perché bisogna guardare la giustizia con gli occhi del Sud». Lo ha detto, nel suo intervento a Catanzaro per l'inaugurazione dell’anno giudiziario, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. «Guardare le politiche della giustizia dalla Calabria - ha aggiunto - non è una concessione retorica. È l’esigenza fondamentale della nostra vita democratica. Siamo in Calabria perché qui si comprende la necessità dell’aggancio internazionale che é al centro di tutte le nostre politiche. La 'ndrangheta, lo ricordano gli studiosi, non è folklore locale, è la rete criminale più internazionalizzata. Siamo in Calabria perché qui 'pagà l’investimento in legalità, nella macchina della giustizia civile, nell’edilizia giudiziaria. E qui pesano di più l’inefficienza e l’assenza dello Stato. La debolezza delle Istituzioni porta altri soggetti, spesso fuori dalla legalità, a costruire intermediazioni improprie, a risolvere il conflitto fuori dalla legislazione, a sostituire ai valori costituzionali la legge del più forte». «Voglio ricordare - ha affermato ancora Orlando - che nella nostra Repubblica, la questione meridionale è stata forte quando non ha coinvolto solo i meridionali, quando ha accompagnato la lotta per l’inclusione e per la democrazia dell’Italia del dopoguerra, quando ha catalizzato le migliori energie culturali nell’impegno politico».

QUI REGGIO CALABRIA «La realtà di Reggio Calabria è molto complicata, con una infiltrazione criminale diffusa, che accresce il rischio di relazioni indebite e potenzialmente compromissorie. Si è più volte ripetuto che l'opera di bonifica del territorio passa non solo dallo sradicamento della mala pianta 'ndranghetista, ma contestualmente dalla crescita della qualità della vita e dell’affermazione di una cultura di legalità». É questo uno dei passaggi più significativi della relazione del presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, per l'apertura dell’anno giudiziario. Alla cerimonia sono presenti il ministro dell’Interno Marco Minniti e il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. Il presidente Gerardis ha anche ricordato le condizioni degli istituti penitenziari di Reggio Calabria, 'San Pietrò e Arghillà, in cui sono detenuti anche numerosi tossicodipendenti e stranieri, con capienze che superano il regolamento. Il Procuratore generale, Bernardo Petralia, ha sostenuto che "in Calabria e nel Distretto reggino si chiede tanta giustizia e tanto si deve. Un territorio in cui si contano 97 Comuni, di cui 27 sciolti e commissariati per mafia in questi anni, e dove ogni notte viene consumato un incendio doloso e le famiglie 'ndranghetiste occupano intere aree infiltrandosi a tutti i livelli. Un territorio dove la 'ndrangheta è una e plurima allo stesso tempo: innervata e fortificata ovunque, ma compatta e solida al centro, implacabilmente calabrese nel suo rango e vigore decisionale». Petralia ha ricordato «la mole di sequestri e confische eseguiti su aziende e quote societarie e le interdittive prefettizie a carico di 153 imprese nel 2016 e nel 2017 rispetto alle 19 del biennio precedente. Lo Stato in questo distretto ha moltiplicato il suo impegno, schierando i suoi uomini migliori, primi e ultimi artefici in ordine di tempo dei successi investigativo-operativi contro la criminalità, organizzata e non».

MINNITI: LA 'NDRANGHETA VOTA E FA VOTARE, BENE LA COLLABORAZIONE A REGGIO «La 'Ndrangheta vota e fa votare, ma è importante che la politica dica no a quei voti, dica noi non li vogliamo perché quando le mafie votano e fanno votare inseriscono in uno dei gangli fondamentali della democrazia, qual è il voto, una componente di violenza che opprime la libera espressione». Lo ha detto il Ministro dell’Interno Marco Minniti intervenendo alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario nel Distretto di Corte d’Appello di Reggio Calabria. «Porre la sconfitta delle mafie al centro delle questioni più importanti del Paese, come fece Giovanni Falcone . ha aggiunto - oggi è diventato un obiettivo percorribile grazie al suo sacrificio ed a quello di tantissimi altri magistrati e componenti delle forze dell’ordine. Noi ne stiamo facendo un credibile obiettivo programmatico». «La politica, nei confronti della criminalità organizzata, deve assumere il medesimo atteggiamento scelto dalla Chiesa, con la scomunica dei mafiosi. Dire cioè a chiare lettere a chi si avvicina per offrire voti e protezione: 'voi siete esclusi dalle nostre sceltè». Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, intervenendo a Reggio Calabria alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario.

«Qui si gioca una questione cruciale che non riguarda solo Reggio e la Calabria ma l'Italia intera. Per questo voglio esprimere a nome mio e del Governo apprezzamento straordinario a chi opera in questo Distretto giudiziario, attuando un percorso costante che ha portato ad un consuntivo più che lusinghiero», ha aggiunto Minniti. «Qui in questi ultimissimi anni - ha aggiunto Minniti - si è sperimentata una straordinaria ed efficace collaborazione tra le forze di polizia e la magistratura che ha realizzato importanti risultati su un grande tema, come la conoscenza ed il contrasto alla delinquenza organizzata e mafiosa. Ecco perché oggi voglio rendere anche pubblico il mio ringraziamento per il suo lavoro al procuratore della Direzione nazionale antimafia e per la lotta al terrorismo Federico Cafiero de Raho il quale ha saputo efficacemente utilizzare ogni risorsa disponibile dello Stato per mantenere costante la lotta alla 'ndrangheta, e con lui, tutti i magistrati di Reggio Calabria. C'è ancora molto da fare per risolvere i problemi della giustizia, ma sappiamo anche che su questo terreno si gioca il delicatissimo rapporto di fiducia e di democrazia con i cittadini».

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