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Rogo nella tendopoli di San Ferdinando, lunedì la marcia dei migranti

Calabria
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La tendopoli di San Ferdinando dove nella notte tra venerdì e sabato si è sviluppato l'incendio che ha ucciso una 26enne nigeriana e ferito gravemente altri due migranti
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SAN FERDINANDO (RC) - La notte è trascorsa tranquilla e non si sono registrate tensioni a San Ferdinando sia nella tensostruttura allestita dalla Protezione civile calabrese che nel capannone, dove sono stati accolti centinaia di migranti rimasti senza riparo, e anche nelle baracche della tendopoli rimaste integre dopo l’incendio che ha distrutto circa 200 ricoveri provocando la morte di Becky Moses, una donna nigeriana di 26 anni, e il ferimento di altre due persone. La cucina da campo, allestita per assicurare un pasto caldo a 500-800 persone, è già in attività. Nel centro della baraccopoli interessata dal rogo, tra cenere e pali anneriti, si nota la presenza di alcuni migranti al lavoro per riparare gli alloggi di fortuna. Altri si aggirano tra le macerie alla ricerca di qualche effetto personale recuperabile. In mattinata in una baracca adibita a Chiesa dell’Unione africana, ma utilizzata anche dai musulmani e dalle altre confessioni religiose, si è tenuta una preghiera comune in memoria della donna morta nel rogo.

DOMANI LA MARCIA DEI MIGRANTI Dalla tendopoli al Comune di San Ferdinando per chiedere un un confronto con il prefetto di Reggio Calabria e con il commissario straordinario per l’area di San Ferdinando. E' quanto si propongono gli organizzatori della marcia, promossa dall’Unione sindacale di base, in programma domani alle 9. L’iniziativa è stata decisa a poche ore dall’incendio scoppiato nella tendopoli di San Ferdinando che ha provocato la morte di Becky Moses, la donna nigeriana di 26 anni e il ferimento di altre due persone. «Usb rivolge un appello - è detto in un comunicato della sigla sindacale - a tutte le realtà sociali e politiche territoriali affinché condividano e sostengano la marcia». La mobilitazione si propone anche di sollecitare soluzioni sulle condizioni di vita dei braccianti extracomunitari che vivono e lavorano nell’area. La notte scorsa, intanto, oltre 208 sfollati della tendopoli hanno trovato riparo all’interno di un capannone; 130 nella tensostruttura della Protezione civile regionale e 250 all’interno della nuova tendopoli allestita la scorsa estate dalla Prefettura di Reggio Calabria. Questi ultimi si sono aggiunti ai circa 500 già ospitati nella struttura.

CGIL: BASTA EMERGENZA, INTERVENGA GOVERNO «Una donna nigeriana di 30 anni è morta, altre due sono rimaste gravemente ferite nell’incendio devastante scoppiato la notte scorsa nella vecchia tendopoli di San Ferdinando. Il ghetto che accoglie ogni anno oltre duemila braccianti migranti, oltre ad essere luogo di sfruttamento e di perdita di dignità, è diventato, nel giorno della memoria, anche luogo di morte e devastazione». E’ quanto si afferma in una nota congiunta di Cgil Calabria e Cgil Piana di Gioia Tauro. «Pur riconoscendo un impegno e un’attenzione diversa delle istituzioni territoriali rispetto al passato - prosegue la nota - ciò che manca è la voce del Governo nazionale che punti ad individuare misure e soluzioni definitive e non più emergenziali all’ormai nota situazione di degrado che caratterizza la piana di Gioia Tauro mediante politiche di accoglienza ed integrazione ed un piano di interventi per garantire i diritti civili, il lavoro regolare, l’assistenza sanitaria. La nuova tendopoli, allestita dalla protezione civile riesce a contenere non pìù di 500 persone, mentre nella sola stagione agrumicola sono migliaia le presenze di lavoratori migranti e sfruttati. Come Cgil e Flai da tempo abbiamo denunciato le condizioni disumane e di sfruttamento cui versano i lavoratori nella piana e nonostante ciò il risultato è che il flusso ciclico e le presenze rimangono costanti ed in aumento». «Occorre una task force e rafforzare l’area investigativa e di controllo con uomini e mezzi - è detto ancora nella nota - per indagare ulteriormente sulla rete di reclutamento, di utilizzo e sfruttamento nei campi e i caporali che ne traggono beneficio, applicando la legge contro il caporalato. Occorre un piano nazionale e regionale sulle politiche di accoglienza con accordi di distretto per garantire i diritti fondamentali dei lavoratori ed una certificazione etica e di qualità del lavoro e delle imprese agricole. Non si può continuare a trattare la questione in termini emergenziali e soprattutto non si può aspettare l’ennesima tragedia. La Cgil ringrazia le Forze dell’Ordine, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile calabrese e le istituzioni interessate per l’immediato intervento nella tendopoli di San Ferdinando».

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