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Beni per duecento milioni confiscati a un imprenditore lametino considerato vicino alla 'ndrangheta

Calabria
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CATANZARO - Beni per circa 200 milioni di euro sono stati confiscati all’imprenditore Salvatore Mazzei, 62 anni, di Lamezia Terme. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro, è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro, del Comando provinciale di Catanzaro e del Gruppo di Lamezia Terme.

Sono state confiscate 26 società, 67 fabbricati, 176 appezzamenti di terreno, 13 autocarri, 5 auto, 10 macchine operatrici per cantiere, un motociclo.

La confisca è stata preceduta da un sequestro richiesto a conclusione di un’indagine della Dda di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri e coordinata dall’aggiunto Giovanni Bombardieri.

L’indagine, avviata nel 2011, inizialmente dalla Procura di Lamezia Terme e poi trasferita per competenza territoriale alla Procura di Catanzaro, ha permesso di ricostruire un patrimonio acquisito, secondo l’accusa, illecitamente oltre ad una rilevante sproporzione tra i redditi dichiari ed il patrimonio di Mazzei.

Salvatore Mazzei è in carcere da ottobre scorso per scontare una pena definitiva (due anni per fatti risalenti al 2002). A Mazzei, ad agosto del 2016 gli furono sequestrati beni del valore di 200 milioni di euro. Il provvedimento era stato emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia dopo che la Corte di Cassazione aveva dichiarato l’incompetenza funzionale della Procura della Repubblica di Lamezia Terme per il procedimento relativo al sequestro e la successiva confisca effettuate nel 2011 da parte del Tribunale di Catanzaro e confermata in appello nel 2012 da parte della Corte di Appello. A giugno 2016, inoltre, il tribunale di Palmi ha assolto l'imprenditore lametino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e frode in pubbliche forniture aggravata.

L’assoluzione era stata chiesta anche dal pm. Mazzei era rimasto coinvolto nell'operazione Arca” (risalente al 2007) della Dda di Reggio Calabria relativamente alle presunte infiltrazioni mafiose nei lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria con particolare riguardo ai tratti Mileto - Rosarno e tra Rosarno e Gioia Tauro. Alla fine l'imprenditore (tra l'altro costituitosi parte civile nei processi contro le cosche lametine Andromeda e Chimera) è stato assolto.

Mazzei, tra l’altro, è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione per insieme ad Antonino Chindamo di Francica (Vibo Valentia). La sentenza era stata emessa il 19 maggio del 2011 dal gup distrettuale di Catanzaro nei confronti dei due imprenditori accusati di un’estorsione ai danni della ditta “Toto Costruzioni”, impegnata in alcuni cantieri per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria nel tratto vibonese. Le due condanne sono state confermate il 4 ottobre scorso e le motivazioni sono state depositat l'1 novembre scorso. I fatti contestati ai due imputati, finiti entrambi in manette nel febbraio del 2009 nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo di regione, riguardarono i lavori di ammodernamento dell'autostrada nel tratto compreso tra gli svincoli di Lamezia Terme, Pizzo e Sant'Onofrio

Risvolti politici nel provvedimento di confisca dei beni all'imprenditore lametino Salvatore Mazzei, su richiesta dalla Dda di Catanzaro, “nell'ambito di una precisa strategia investigativa – scrivono gli inquirenti - finalizzata alla sottrazione di beni riconducibili a soggetti collegati, o contigui, ad organizzazioni di 'ndrangheta”, in cui si fa riferimento a “un patrimonio illecitamente acquisito pari a 200 milioni di euro”. E ciò secondo “un'attenta analisi dei dati acquisiti che ha permesso di accertare una rilevante sproporzione tra i redditi dichiari ed il flusso di denaro realmente introitato da parte del Mazzei e del nucleo familiare”. Nucleo familiare finito sotto inchiesta poiché Salvatore Mazzei avrebbe attribuito “la titolarità di beni mobili ed immobili, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale- con udienza in corso dinnanzi al Tribunale di Lamezia Terme”. Tra i familiari coinvolti anche due figlie di Mazzei coniugate con due candidati (che però non sono indagati nelle inchieste) alle prossime elezioni politiche. Mazzei infatti è il suocero di Massimo Cristiano e di Domenico Furgiuele.

Il primo, ex consigliere comunale del Movimento Territorio e Lavoro del disciolto consiglio per infiltrazione mafiose (era stato consigliere comunale anche nella precedente consiliatura) è candidato nelle liste di Casapound all'Uninominale alla Camera al collegio 4, mentre il secondo è candidato con la Lega come capolista alla Camera nei due listini per il proporzionale. Furgiuele è anche coordinatore regionale di “Noi con Salvini”. Nella relazione della commissione d'accesso che ha portato allo scioglimento, si legge che Cristiano “da una consultazione in banca dati risulta denunciato in data 18.07.1997 dal Commissariato di Lamezia Terme per reati contro la persona e porto abusivo di armi. Risulta essere stato riabilitato dal Tribunale dei minori di Catanzaro”, mentre Furgiuele “risulta annoverare agli atti d’ufficio e alla banca dati SDI precedenti di polizia per reati contro la persona e divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (2007)”. Risulta anche che la moglie di Cristiano è titolare di una delle ditte indagate di cui risulta socio e amministratore unico Furgiuele.

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